Atalanta, è ufficiale l’esonero di Ivan Juric e di tutto il suo staff

Bergamo, 10 novembre 2025 – Dalle 17 di questo pomeriggio Ivan Juric non è più l’allenatore dell’Atalanta.Sollevato dall’incarico insieme ai suoi assistenti Paro, Veloso, Barbero, Ostojic e Orecchio. La dirigenza nerazzurra si è presa qualcosa in più di un giorno di riflessione dopo la sconfitta casalinga per 0-3 contro il Sassuolo.Circa 27 ore dal fischio finale per riflettere, in realtà la decisione era già stata presa nella tarda serata di ieri sera dopo un lunghissimo confronto interno alla proprietà nerazzurra, tra Antonio e Luca Percassi e il co owner Stephen Pagliuca che si trovava a Bergamo da qualche giorno e ha assistito dalla tribuna alla disfatta della Dea.

La peggiore sconfitta negli ultimi nove anni: Gasperini aveva preso alcune imbarcate imbarazzanti nel punteggio, come il 7-1 in casa dell’Inter nel 2017, il 4-0 a Zagabria all’esordio in Champions o le ‘manite’ al primo impatto contro le corazzate inglesi come City e Liverpool, ma erano tutte serate storte isolate all’interno di periodi in cui la sua Dea vinceva lunghi filotti.
Sconfitte che portavano applausi. Stavolta sono volati fischi, dalle tribune, richieste plateali di esonero dagli abbonati delle tribune e quel coro della Curva Nord, rivolto però ai giocatori, a fine gara a tirare fuori gli attributi.

Serviva una svolta radicale, inevitabile. Che il destino stagionale di Juric fosse già deciso al fischio finale si era capito ieri pomeriggio, al di là delle dichiarazioni del tecnico che si diceva tranquillo. La crisi in realtà era già arrivata una settimana prima con la sconfitta a Udine giocando una partita pessima, senza un tiro in porta in novanta minuti. Poi la vittoria illusoria mercoledì a Marsiglia, al 90’, che sembrava aver risolto i problemi, con il potere taumaturgico dei successi, ma in realtà ha semplicemente spostato le lancette della crisi di altre 72 ore, fino all’inabissamento contro il Sassuolo.

Punteggio pesante, 3-0, ma a decretare la necessità di una rivoluzione tecnica è stata la mancata reazione della squadra dopo ogni gol degli emiliani e la mancanza di volontà di provare almeno a ridurre il passivo nella mezz’ora finale, davanti a 20mila spettatori che invocavano appunto l’esonero del 50enne tecnico di Spalato. Sollevato dall’incarico dopo quattro mesi dal raduno estivo, dopo due mesi e mezzo di stagione con un bilancio complessivo, comprendendo anche la Champions, di quattro vinte, otto pareggiate e tre perse, dal 4-0 di Parigi alle due ultime sconfitte contro Udinese e Sassuolo.
Fatale a Juric, al terzo esonero consecutivo in un anno dopo quelli con la Roma e con il Southampton, la striscia negativa dal 20 settembre in poi in campionato di cinque pareggi e due sconfitte, con appena quattro gol segnati: una media da retrocessione, per una Dea scivolata al 13esimo posto.

Fuori Juric, che in mattinata ha incontrato la dirigenza nerazzurra per un ultimo colloquio, e ora si attende la fumata bianca, ormai data per scontata, per Raffaele Palladino, già valutato nei primi giorni di giugno, insieme a Thiago Motta, come possibile sostituto di Gasperini. Tutti ex allievi, da giocatori, del Gasp, ma Juric era stato anche suo vice e dei tre era quello che garantiva più continuità tattica. Continuità che porterà però anche Palladino, suo giocatore nelle giovanili alla Juventus e poi nel Genoa (ma si tratta di oltre tre lustri fa), che ha fatto benissimo a Monza centrando due tranquille salvezze consecutive e ha fatto bene alla Fiorentina, con un settimo posto e la conferma in Conference League con una squadra non molto diversa da quella adesso è in fondo alla classifica.