Napoli, il ritorno di Conte: il faccia a faccia con la squadra e il piano anti-crisi

Napoli, 17 novembre 2025 – La è terminata: Antonio Conte, e, è tornato a lavorare nel centro tecnico di Castel Volturno, mettendo nel mirino l’Atalanta. Non senza pensare a qualche variante tattica più o meno voluta per provare a risvegliare gli azzurri dal torpore in cui sono caduti nelle ultime settimane.
 

La conta degli infortunati e l’incognita Atalanta

 

In realtà, il primo censimento, a maggior ragione dopo giorni di assenza fisica (ma sempre in collegamento in smart working con i fidi Cristian Stellini e Gabriele Oriali), riguarderà le condizioni fisiche della squadra, che ha visto l’emergenza infortuni dilatarsi ulteriormente: ai lungodegenti Romelu Lukaku, e e Alex Meret si è aggiunto a, tutti fuori causa per il match di sabato sera al Maradona, mentre ci sono speranze di recuperare gli acciaccati Billy Gilmour e Leonardo Spinazzola. In realtà, le idee di Conte per provare a tornare prima al gol e poi, di conseguenza, alla vittoria, non affondano le proprie radici in giocatori ad oggi non disponibili: questo Napoli claudicante, per ritrovare se stesso, ha bisogno solo di elementi al top, specialmente contro una formazione molto fisica come l’Atalanta che fa dei duelli uomo su uomo uno dei propri punti di forza e che, presumibilmente, continuerà a battere su questo tasto anche nella neonata gestione di Raffaele Palladino. Una difficoltà in più per Conte, che non saprà esattamente chi si troverà di fronte sabato a Fuorigrotta: anche per questo, dalla prospettiva del tecnico salentino, meglio concentrarsi su se stessi, anche per ritrovare quell’identità che ultimamente è clamorosamente venuta meno al Napoli, tra l’altro per la prima volta nel corso di questa gestione. Mai, infatti, nemmeno nelle sconfitte, si era vista una squadra così spenta da quando Conte si è accomodato sulla panchina del Maradona e forse è proprio questo l’aspetto più preoccupante della flessione dell’ultimo mese, quella che ha compromesso solo in minima parte il cammino in campionato (la vetta, occupata da Inter e Roma, dista appena 2 punti) e in maniera ben più netta quello in Champions League. Nulla è perduto e, al netto di cattive notizie dall’infermeria, questa sosta è corsa in soccorso del Napoli, interrompendo quel momento negativo che altrimenti rischiava di trascinarsi oltre. Certo, non c’è la certezza che, riattaccata la spina, gli azzurri ripartano con il piede giusto, ma Conte non vuole lasciare nulla di intentato e probabilmente anche la sua ‘fuga’ va letta in tal senso: una pausa di riflessione generale per tornare più carichi di prima e con le idee ancora più chiare. Questo, almeno, è nelle intenzioni.

Il ritorno di Conte, l’impatto con la squadra e il piano anti-crisi

 

La reale riuscita o meno del piano di Conte la dirà solo il campo. Piano che partirà da ciò che era forse rimasto in sospeso dopo la brutta sconfitta di a: un faccia a faccia praticamente quasi d’obbligo con la squadra, a sua volta preceduto da un pranzo dai toni distesi. Insomma, dopo il bastone a arriva la carota per il gruppo, ma solo a condizione che ogni eventuale problema sia rimasto al pre-sosta. Difficile pensare a un colpo di spugna che spazzi via ogni criticità: dalla prospettiva di Conte, meglio pensare a cosa si può fare concretamente per risollevare la squadra campione d’Italia. Si (ri)partirà dal 4-3-3, per la verità già tornato in auge dopo lo stop di De Bruyne, al quale però intanto s’è aggiunto quello di Anguissa, forse ancora più pesante nell’economia del gioco del Napoli: in luogo del camerunese troverà molto spazios, il jolly tuttofare che all’occorrenza può giocare ovunque dal centrocampo in su. Centrocampo che sarà ancora imperniato su a, pienamente ripresosi dai guai fisici che avevano preceduto la sosta di ottobre, mese che aveva portato in dote anche una vena polemica sull’attuale gestione tecnica, seppur mediaticamente esplosa a scoppio ritardato: mai come nel caso dello slovacco, la pausa delle ostilità è stata utile a far sbollire il caso, riportando quella calma quasi proverbiale per un giocatore dalle cui geometria e dalla cui vena dipende gran parte dello stato di salute del Napoli. In realtà, a secco con gol delle prime punte addirittura dal 5 ottobre, e in generale la fase offensiva, a sua volta ferma al gol di Anguissa di Lecce: da lì in poi zero reti segnate ma anche pochissime occasioni create, a dispetto dell’iniziale tentativo di Conte di propugnare la tesi opposta. Al centro dell’attacco, si ripartirà da Rasmus Hojlund, l’autore appunto dell’ultimo gol di un centravanti del Napoli, in occasione della vittoria sul Genoa: come ormai succede da inizio stagione, per Lorenzo Lucca ci sarà spazio eventualmente solo per un ingresso da subentrato. Insomma, in questo caso la distanza fisica tra l’ex Udinese e Conte non ha cambiato alcuna prospettiva, al punto che c’è chi già ipotizza una clamorosa cessione della punta già a gennaio. Poi le ali, destinate a tornare il ruolo focale del Napoli, almeno negli auspici di Conte e dell’intera piazza: a sinistra avrà una chance David Neres, a sua volta sotto osservazione forse già per la sessione invernale: per g, un altro che finora non ha avuto un impatto esattamente felice con la nuova realtà, si prospetta l’ennesima panchina con l’ipotesi di subentrare solo a gara in corso. A destra invece ci sarà l’inamovibile Matteo Politano, un concentrato di estro e diligenza tattica a cui nessun allenatore rinuncia, ma a sua volta chiamato a sbloccarsi sia in zona gol, con un inquietante zero a referto quest’anno, e in quella degli assist, a quota 1 ma risalente alla prima giornata. Ecco la ricetta di Conte per far ripartire il suo Napoli: i piani sono buoni, il resto lo dirà il campo.

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