Bergamo, 24 novembre 2025 – Finora il 2025 è stato un anno da dimenticare, come rendimento, per Charles De Ketelaere.
Un anno fa il gioiello di Bruges si preparava a chiudere un 2024 stellare, con un girone di andata tra campionato e Champions con la Dea da ‘doppia doppia’ tra gol e assist e un primo anno e mezzo bergamasco da urlo con 24 gol e 22 assist da agosto 2023 a dicembre 2024. Numeri da top player internazionale.
Poi da gennaio il blackout durato finora undici mesi. Da gennaio a maggio appena 3 gol e 2 assist, in questi primi tre mesi stagionali appena 2 gol, senza assist e un bilancio da 13 presenza con 2 gol e zero assist. E i 5 gol complessivi nell’anno solare vanno tarati come peso specifico: un gol a gennaio in Champions nel facile 5-0 allo Sturm Graz, una doppietta a maggio nel facile 4-0 al Monza ultimo e già retrocesso e una doppietta a settembre nel facile 4-1 contro il Lecce. E i due assist CDK in questo 2025 li ha serviti nel 5-0 allo Sturm e nel 5-0 al Verona.
Un anno senza incidere e nelle statistiche andrebbe inserito uno rigore fallito tre settimane fa in Champions a Marsiglia, un errore che poteva costare tantissimo senza il gol all’ultimo minuto di Samardzic a regalare comunque la vittoria esterna alla Dea. Lunga premessa numerica per spiegare come una delle vere priorità del nuovo allenatore Raffaele Palladino sia quella di tornare a far splendere il gioiello fiammingo dopo questo crollo verticale di rendimento.
Nell’estate 2023 il talento belga arrivava a Bergamo, allora 22enne, dopo il flop al Milan di Pioli con 32 gare senza mai segnare. Gasperini lo ha subito rivitalizzato spostandolo più avanti, da trequartista a seconda punta, facendogli ritrovare fiducia con gol e assist, bacchettandolo per farlo crescere quando occorreva. Ma la cura Gasp, dopo un primo anno e mezzo miracoloso, si è esaurita lo scorso inverno.
Juric sembrava averlo riacceso nella sporadica fiammata settembrina della doppietta contro il Lecce, in un pomeriggio illusorio. Ora tocca a Palladino lavorare su CDK, sulla sua testa in primis: perché il giocatore, e lo ha già dimostrato, può avere un rendimento fenomenale quando gioca come gli permettono i suoi mezzi tecnici e fisici.
