L'isola di 600 abitanti che ora gioca la Coppa di Francia

Roma, 4 agosto 2026 – Sulla carta è un punto quasi invisibile, incastrato tra il Canada e l’Oceano Atlantico, a sud di Terranova. Si chiama Saint-Pierre-et-Miquelon, ultimo lembo di Francia rimasto in Nord America dopo che Parigi ha perso tutto il resto nel Settecento: prima cedute agli inglesi, poi riconquistate, poi occupate dai gollisti nella Seconda guerra mondiale, oggi collettività d’oltremare con l’euro come moneta e il fuso orario di Terranova. Ci vivono in tutto poco più di 6.000 persone, discendenti di pescatori baschi, bretoni e normanni che seguivano i merluzzi sui banchi al largo. La pesca, che per due secoli ha fatto la fortuna dell’arcipelago, oggi è quasi un ricordo: le golette sono sparite, i pescherecci industriali pescano altrove, e a Saint-Pierre e Miquelon sono rimasti il turismo di nicchia, i sussidi da Parigi e un orgoglio locale che riguarda il calcio.

L’isola di Miquelon

Miquelon, la seconda isola dell’arcipelago per abitanti ma non per estensione, ne conta circa 600, tutti raccolti in un unico villaggio sulla punta nord. Il resto del territorio è landa, torba e vento: a sud si allunga Langlade, disabitata dal 2006, collegata da un istmo di sabbia che il mare ha costruito da solo nei secoli. Case di legno colorate, un aeroporto con due voli al giorno per Saint-Pierre, e una squadra di calcio, l’AS Miquelonnaise, che gioca le partite casalinghe allo stadio dell’Avenir con la maglia arancione. In tutto l’arcipelago i club sono tre – l’ASM di Miquelon, l’ASIA e l’ASSP di Saint-Pierre – e si affrontano in un campionato che dura da giugno a settembre, perché il clima non permette altro. Dal 2018 la Ligue de Saint-Pierre-et-Miquelon ha un accordo con la Federazione francese che le garantisce un posto nei turni preliminari della Coppa di Francia: chi vince il torneo locale vola nell’Hexagone, in Francia continentale, per giocare il terzo turno nazionale contro un club di categoria regionale. Fin qui, però, l’avventura era sempre durata poco. Nel 2018 l’ASSP se l’era giocata alla pari perdendo 2-1 contro una squadra della Bourgogne-Franche-Comté. Nel 2019 era toccato all’ASIA, travolta 5-1 dal FC Lyon. L’ASM, invece, non era mai nemmeno riuscita a qualificarsi per il viaggio: sempre fermata nei turni locali, spesso proprio dalle rivali dell’ASIA.

La storica qualificazione in Coppa di Francia

Sabato 1° agosto, allo stadio dell’Avenir, la storia è cambiata. Nel secondo turno di qualificazione l’ASM ha affrontato l’ASIA in una gara-madre che nell’arcipelago si segue come un derby vero: dopo i tempi regolamentari e i supplementari il punteggio non si è smosso, e la qualificazione si è decisa ai rigori. Sette a sei per i padroni di casa, al termine di una sequenza infinita di tiri dal dischetto. Quando l’ultimo pallone è entrato, il villaggio di Miquelon è esploso: clacson, sirene, colpi di fucile in aria secondo la tradizione locale, e un corteo di pickup che ha attraversato il paese fino a tarda notte. Per l’AS Miquelonnaise è la prima qualificazione della sua storia al terzo turno della Coppa di Francia, dopo anni di tentativi andati a vuoto. A settembre gli arancioni di Miquelon voleranno nell’Hexagone – la partita è in programma nell’Alta Francia – per affrontare un club che ancora non è stato sorteggiato. Non conta molto chi sarà l’avversario: per una squadra composta da pescatori, impiegati comunali e ragazzi che d’inverno smettono di allenarsi perché il campo si gela, arrivare fino a lì, dall’altra parte dell’Atlantico, è già una specie di record. Il calcio, in un posto dove l’inverno dura sei mesi e il pallone si ferma con la prima neve, resta uno dei pochi collanti di una comunità piccolissima e lontanissima da tutto. Tranne, per una notte d’agosto, dal resto della Francia.