Napoli, il triplo colpo di Conte: con l'Atalanta tornano gol, vittoria e le ali

Napoli, 23 novembre 2025 – L’emergenza infortuni come problematica seria e ricorrente per un po’ tutte le squadre, specialmente dopo le tanto criticate soste per lasciare spazio alle Nazionali, ma forse anche come inatteso strumento per trovare nuove risorse, magari sepolte nelle rose e nelle gerarchie quasi prestabilite dai vari allenatori: se poi questi ultimi decidono, a sorpresa, di varare anche un cambio modulo, allora l’effetto balsamico della novità diventa ancora più deflagrante. È il caso del Napoli e soprattutto di e, che dopo giorni di speculazioni su quanto accaduto durante la pausa, o per prendersi una settimana di ‘ferie’, plasma un inatteso 3-4-3 che a sua volta rilancia le ambizioni dei suoi: specialmente grazie alle ali, fino a questo momento il punto debole degli azzurri in stagione.
 

Dall’infortunio di De Bruyne…

 

Stagione iniziata in estate nel segno di e, il colpo di mercato che ha rivoluzionato tutto all’ombra del Vesuvio: compreso il modulo, passato dal 4-3-3 foriero dello scudetto (passando a sua volta da altri ribaltoni tattici) al 4-1-4-1. I risultati premiano la scelta di Conte, seppur con qualche frenatina sparsa qua e là, a maggior ragione quando si varcano i confini della Serie A per tuffarsi nella Champions League, ma il dominio ipotizzato in estate dopo una campagna acquisti faraonica, la seconda di fila, non c’è mai stato. Il fato vuole poi il gravissimo infortunio di De Bruyne nel momento di tirare il contestatissimo rigore che apre le danze nel successo sull’Inter, aprendo da quel momento in poi un’altra fase della stagione del Napoli, che fino a quel momento, come da prevedibile imprinting estivo, aveva devoluto molte responsabilità all’ex Manchester City: a discapito proprio delle ali. Non a caso, la prima contromossa di Conte è il ritorno al 4-3-3, con la speranza che intanto il software del suo Napoli ‘ripristini’ in fretta quelli che erano i vecchi automatismi. Spoiler: non andrà proprio così. Alla precedente fragilità difensiva, che aveva toccato l’apice in negativo la sera del tonfo in Champions League contro il PSV Eindhoven, segue un’anemia offensiva difficile da prevedere in estate. A Lecce, ed è la giocata decisiva, segna a, a sua volta finito ai box per i prossimi mesi durante questa sosta maledetta per molte squadre, ma poi si spegne la luce: doppio pareggio a reti bianche con Como ed Eintracht Francoforte e sconfitta netta e perentoria contro il prima, appunto, della pausa, per molti capitata al momento sbagliato perché sarebbe mancata quella serenità che tutti sognano a bocce ferme. Per altri, invece, tra i quali probabilmente annoverare lo stesso Conte, mai sosta fu più perfetta nell’incedere: una sorta di time-out alla stagione di un Napoli che in quelle due settimane avrebbe dovuto fare diverse riflessioni su se stesso, sulle proprie ambizioni e, soprattutto, su come fare per coronarle.

… Al ritorno delle ali

 

In tal senso, la penuria di giocatori specialmente in certe zone del campo potrebbe aver aiutato Conte: pochi ingredienti, il miglior viatico per le ricette più semplici ma anche più gustose. Senza più la fantasia di De Bruyne, a sua volta appannata dopo un ottimo inizio in azzurro, e senza i muscoli e le incursioni garantite da Anguissa partendo da centrocampo, meglio potenziare le bande, attingendo a ciò che c’era nella rosa dalla scorsa stagione e a ciò che è arrivato in dote in estate: rispettivamente David Neres e Noa Lang, nell’ordine una meteora nell’anno del quarto scudetto e un oggetto misterioso, finora balzato agli onori della cronaca più che altro per sull’inizio della sua avventura nel capoluogo campano. Tra il brasiliano e l’olandese il Napoli aveva parcheggiato in panchina, metaforicamente e non, quasi 60 milioni, raccogliendo al contempo uno zero spaccato alla voce dei gol e 1 a quella degli assist: decisamente troppo poco per non dare almeno un’altra chance da titolare ai due, che a braccetto hanno scelto l’occasione migliore per risvegliarsi. L’ non sembra quella dei giorni d’oro, ma l’incognita del cambio in panchina, tra Ivan Juric e Raffaele Palladino, con la successiva prevedibile scossa inferta all’intera squadra, pareva un’ulteriore minaccia per il Napoli: un’incognita, una scatola chiusa alla quale Conte ha risposto a sua volta cercando di giocare la mossa a sorpresa. Dopo tante speculazioni sul prosieguo del solco del 4-3-3 e, storia delle ultimissime ore pre-gara, altrettante sull’ipotesi di un ritorno del 3-5-2 (il modulo più utilizzato in carriera), l’allenatore salentino stupisce tutti lanciando un 3-4-3 molto offensivo, almeno sulla carta. E così sarà, anche se in effetti prima Neres e poi Lang trovano il modo di mandare a bersaglio tutte le tre grandi occasioni confezionate dal Napoli, nel contesto dell’esatto doppio di tiri in porta. Per stendere la nuova Atalanta di Palladino, a Conte basta un tempo di ritmi alti e velocità importanti, specialmente quando la palla passava dai piedi di Neres, che un anno fa sbocciò in inverno prima di incappare in una lunga serie di problemi fisici, un po’ il limite dell’intera carriera. Quello di Lang attiene alla testa, e caso vuole che il primo gol in azzurro sia arrivato proprio di testa, tra l’altro alla prima da titolare al Maradona e nonostante un’altezza non proprio da colosso. In un colpo solo il Napoli ritrova gol (ben tre) e vittoria dopo quasi un mese di doppia astinenza e pure due giocatori già scivolati pericolosamente indietro nelle gerarchie: prima di dichiarare definitivamente chiusa la crisi, servono controprove anche contro avversari magari più in forma, come potrebbe essere il sorprendente Qarabag, prossimo avversario in Champions League.