Napoli, 15 luglio 2026 – Oltre un mese per lao, una decina di giorni pere: non si può dire che il regno al Napoli di Massimiliano Allegri sia partito all’insegna dello sprint e forse neanche del plebiscito totale se si ripensa ai giorni di ballottaggio con o e al successivo scetticismo per quel finale a dir poco in calando con il Milan. Eppure, pian piano il motore sta ingranando la marcia giusta per essere quanto meno promettente, in attesa che il mercato decolli dando il via – come da input di s – prima alle cessioni e poi gli acquisti: come fatto intuire senza troppi giri di parole dallo stesso tecnico toscano in sede di presentazione (avvenuta nella mattinata di martedì nella splendida cornice del Teatro San Carlo), prima di qualsiasi operazione, a maggior ragione se particolarmente onerosa, sarà bene osservare il materiale umano già a disposizione, step necessario anche per fissare la scelta del modulo da utilizzare in campo. O, perché no, dei moduli.
Allegri e i paragoni a distanza con Conte
Già, perché in cantiere sembra esserci un Napoli più flessibile e meno integralista di quello precedente, un altro segno di rottura netta con il passato che un po’ stride con chi, invece, nella scelta per la panchina presa dal quartier generale di Castel Volturno vedeva una linea di continuità con il passato targato e, l’allenatore del quarto scudetto che pare già finito in archivio. Sarà stata per la suddetta lunga attesa di oltre un mese che ha diluito, per non dire dissolto, le brutte sensazioni lasciate dall’epilogo dello scorso campionato o sarà per le ottime impressioni fornite nella conferenza stampa di presentazione di ieri, avvenuta tra l’altro in una cornice che non poteva che abbellire il quadro, fatto sta che dopo lo scetticismo iniziale gran parte della piazza partenopea ha cambiato idea su Allegri, innamorandosene già – praticamente a scatola chiusa – al punto quasi da rinnegare Conte. Chi l’avrebbe detto quando, quel 26 maggio in cui cominciò a diffondersi la notizia dell’approdo sulla panchina azzurra, il nome di Allegri era avvolto da ben altri commenti. C’era chi ne denigrava il gioco, reputato troppo difensivista e negli ultimi tempi, a dispetto dell’ottimo curriculum che ne fa il più vincente oggi in Italia con 6 scudetti, 3 Supercoppe Italiane e 2 Coppe Italia, neanche così efficace, e c’era anche chi si addentrava nei giudizi sulla persona, ritenuta non particolarmente simpatica. Un po’ quello che, in fondo, si diceva anche di Conte prima del suo approdo sul pianeta Napoli risalente all‘estate 2024. L’azzurro, dunque, quasi come una ‘medicina’ per curare i precedenti (presunti) mali, pronti invece a tornare in auge quando il suddetto colore viene svestito. Lo stesso Conte, fino a un mese e mezzo fa circondato da un affetto quasi incondizionato anche a fronte di risultati non sempre all’altezza delle aspettative (e degli investimenti profusi dalla società per accontentare le sue richieste), oggi viene riesaminato sotto un’altra lente d’ingrandimento: quella dei difetti. Nel mirino, appunto, le spese pazze delle ultime due estati (quelle che all’epoca erano benzina sul fuoco dell’entusiasmo) ma anche la preparazione fisica, con il motto ‘amma faticà’ rinnegato in nome dei successivi infortuni muscolari, eo tempore invece ascritti al semplice fato avverso. ‘Come si cambia per amore’, cantava Fiorella Mannoia.
Le ipotesi sui moduli
Certo, dopo l’euforia della luna di miele anche per Allegri arriverà il tempo degli esami del campo, l’unico vero giudice definitivo del mondo del calcio, e proprio il recente passato, tra crediti accumulati e poi rapidamente svaniti a dispetto di 1 scudetto e 1 Supercoppa Italiana vinta, insegna quanto sia importante stare sempre sul pezzo (come si suol dire) per evitare successivi e fastidiosi effetti boomerang. Sempre ripensando all’era Conte, che oggi appare già lontana anni luce, diventa cruciale scegliere bene l’abito tattico da far indossare alla squadra per evitare, magari ad autunno e campionato inoltrati, sconvenienti e deleteri ribaltoni. Scelte definitive, come confessato proprio ieri, non ne sono state fatte: impossibile, d’altronde, addentrarsi in valutazioni con la rosa ancora incompleta a causa dei e comunque non ancora visionata nell’imminente ritiro di Dimaro. Un piccolo spiffero, però, Allegri l’ha fatto trapelare ipotizzando che il suo Napoli possa provare a costruire le fortune intorno agli esterni, presenti in numero ingente nella rosa. Comincia così a prendere piede (e non è proprio una sorpresa) l’ipotesi di un possibile ritorno al 4-3-3, forse il modulo più congeniale già da tempo all’attuale roster azzurro. Nel profondo ventaglio di scelta dei moduli utilizzati in carriera da Allegri è presente anche quello che potrebbe valorizzare la trequarti, senza però dimenticare la difesa a tre foriera dei successi con la Juventus, con i 5 scudetti di fila a brillare. La soluzione ibrida potrebbe essere quel 3-4-2-1 che, in fondo, era stato il modulo scelto da Conte per l’ultima parte della sua avventura al Napoli. Lo stesso Conte oggi già surclassato nel confronto a distanza con Allegri nonostante quanto raccolto nel suo biennio in azzurro. Per qualcuno quasi un voltafaccia eccessivo, per altri invece solo la voglia della piazza di girare pagina al meglio, senza restare più ancorata al passato felice come accadeva in tempi ben più remoti. In tal senso, un segnale di crescita da parte di una tifoseria ambiziosa al punto da sentirsi ormai ospite fissa del tavolo dei grandi del calcio italiano, con la speranza di percorrere presto lo stesso cammino anche in Europa, finora teatro avaro di emozioni. Teatro come, appunto, il San Carlo, la location che ha bagnato il debutto, anzi, il ritorno di Allegri al Napoli, lui che nella stagione 1997-1998 ne era stato già calciatore. Un filo che probabilmente, nonostante le tante battaglie da avversario, non si era mai spezzato: al campo ora il compito di confermare questa sorta di incrocio tra un ritorno di fiamma e un amore a prima vista.
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