Giovanni Rossi riporta alla mente dei tifosi spallini gli ultimi due anni targati Butelli, una delle fasi più nere della storia del club. Oggi l’ex terzino dirige il River 22 Sporting Club, un centro sportivo a Bagno di Romagna. Il suo paese di origine, che dista appena tre chilometri da San Piero in Bagno, la casa della Sampierana. “Fino all’anno scorso allenavo i bambini della Sampierana – spiega il doppio ex –, e a San Piero in Bagno sono cresciuto prima di passare al settore giovanile del Cesena, poi sono tornato a 35 anni per giocare in Promozione. È una società dove si sta davvero bene: è la stagione del centenario e hanno investito tanto per fare un bel campionato, anche se la promozizione diretta non è il loro obiettivo”.
Che Sampierana vedremo allo stadio Mazza? “Ritrovarsi in quel contesto con tutta quella gente non capita tutti i giorni per un calciatore dilettante: sarà una bella esperienza, spero che si godano in pieno questa opportunità, senza farsi prendere dalla paura. Fa un certo effetto pensare che la Spal incrocerà la Sampierana, una squadra composta interamente da ragazzi che durante la settimana fanno un altro lavoro”.
Conosce qualche giocatore dei bianconeri? “Praticamente tutti, anzi sto pensando di venire con alcuni amici a vedere la partita. La Spal è superiore ma si prepari, perché la Sampierana è una squadra fastidiosa da affrontare. E attenzione a Pippi, un attaccante di grande talento che potrebbe tranquillamente giocare tra i professionisti. In ogni caso, penso e spero sinceramente che nel girone di ritorno la Spal riuscirà a prendere il largo”.
Il fallimento della Spal che sentimenti le ha suscitato? “Purtroppo periodicamente Ferrara ci ricade: il fallimento ormai si registra un po’ troppo spesso in una piazza fantastica che non riesce a trovare pace. Quello che è successo mi ha fatto tornare con la mente nel 2011-12, quando nella nostra Spal non venivamo pagati e nonostante tutto senza penalizzazioni ci saremmo salvati”.
I giocatori di spessore non mancavano in quegli anni. “Eccome, infatti è un vero peccato: ho giocato assieme a gente del calibro di Zamboni, Cipriani, Smit, Fofana e Melara, ma non siamo stati messi nelle condizioni di fare calcio. Nell’ultimo anno in maniera particolare si parlava soprattutto di stipendi non pagati e soldi che non arrivavano: personalmente ho vissuto momenti difficili, ero giovane e faticavo a pagare l’affitto. Arrivai a febbraio con 10 euro sul conto, è difficile pensare al campo in quella situazione”.
La sua carriera poi come è proseguita? “Ho giocato nei professionisti fino a 28 anni, poi ho fatto una scelta controcorrente: avevo richieste da Reggiana e Arezzo ma non mi convincevano. Ho preferito dedicarmi allo studio e alla famiglia: ho giocato qualche anno tra i dilettanti e adesso questa attività mi sta dando grosse soddisfazioni”.
Stefano Manfredini
