Grosso corre nel futuro. Vent’anni dopo Berlino il destino parte da Firenze: "Ora contano solo i fatti»

Il destino ama la precisione cronologica. Presentare Fabio Grosso sulla panchina viola il 9 luglio non è un dettaglio banale. Esattamente vent’anni fa, a Berlino, il suo rigore consegnava l’Italia alla storia del calcio mondiale. Oggi quell’eredità di “coraggio e incoscienza”, come l’ha definita lo stesso tecnico, si sposta a Firenze. La piazza chiede di trasformare i sogni in solide realtà domestiche ed europee. Grosso si presenta maturo, forte dell’ottimo lavoro svolto a Sassuolo e desideroso di imprimere la propria identità. Le sue prime parole tracciano una linea netta: “Ringrazio la famiglia Commisso che mi sta dando l’opportunità di essere sulla panchina di un grande club, questo mi rende orgoglioso. Vorrei rendere questo club protagonista del campionato”. Nessun proclama altisonante, ma una chiara dichiarazione d’intenti che sposa le ambizioni della presidenza Commisso, del direttore generale Alessandro Ferrari e del direttore sportivo Fabio Paratici.

Idee chiare e lungimiranza

L’impatto del neo-allenatore è razionale. Evita le trappole della retorica e si concentra sulla programmazione strategica della rosa: “Vogliamo costruire qualcosa che sia ambizioso e possa durare nel tempo, le responsabilità le sento e mi piace prendermele. Tra il dire e il fare ci sarà tanto lavoro in mezzo, ma siamo pronti”. Questo pragmatismo è proprio ciò di cui la squadra ha bisogno per fare il definitivo salto di qualità. Il tecnico vuole una compagine propositiva, capace di entusiasmare il pubblico del ’Franchi’ attraverso il controllo del gioco e un’identità tattica definita. “Vogliamo rendere orgoglioso un tifo appassionato ed esigente come quello della Fiorentina”, ha ribadito, toccando le corde giuste di una tifoseria che chiede soprattutto appartenenza e coraggio.

Il mercato e i nuovi innesti

Un passaggio chiave ha riguardato il mercato, con il focus sul promettente centrocampista Arthur Atta, colpo targato Paratici. Grosso ha commentato l’operazione con una battuta significativa: “Ha grandissima prospettiva, è molto forte. Ho scritto a Paratici chiedendogli: ‘Ma siamo sicuri?’ per quanto è forte”. Segno di una solida sintonia interna tra la dirigenza e la guida tecnica.

Il manifesto tattico

Dal punto di vista strategico, Grosso non si è nascosto dietro la retorica, confermando l’adozione del 4-3-3 come solida base di partenza, ma specificando una spiccata flessibilità d’interpretazione e di gioco. ““Servono idee chiare per non essere soggetti a turbolenze. Partiremo con un 4-3-3, ma le caratteristiche dei giocatori potranno anche modificare l’interpretazione”. L’allenatore ha poi chiarito l’identità estetica che intende trasmettere alla rosa, evidenziando come la fluidità di manovra sia imprescindibile per una squadra moderna: “Voglio una Fiorentina capace di esprimere un bel gioco”.

Futuro e prospettive

Il biennale firmato da Grosso è un foglio bianco su cui scrivere il futuro. “Vorrei essere orgoglioso di aver realizzato quello che vogliamo fare. Ora però penso al presente, ma ogni tanto immaginare quello che vogliamo diventare può schiarirti la strada per arrivarci. Proviamo a non dire quello che voglio… servono più fatti che parole”.

Già, perché Firenze non aspetta, ma l’impressione è che questo connubio nasca sotto i migliori auspici. Tra il ricordo di Berlino e la realtà del Viola Park, Grosso ha iniziato la sua corsa. Ora la parola passa al campo.