Napoli, fumata grigia per il rinnovo di McTominay: cosa manca alla firma

Napoli, 23 giugno 2026 – I come vetrina, in entrambe le accezioni positive e negative: nella prima rientra la valutazione che può lievitare dei giocatori in procinto di essere inseriti sul mercato, nella seconda la medesima fattispecie riguardante però elementi di cui non ci si vorrebbe privare, a maggior ragione nel pieno delle mai banali trattative per il rinnovo. Parlando di Scott McTominay, per ora l’avventura iridata insieme alla sua Scozia è andata a singhiozzo, ma con un prevalenza di delusione: vittoria di misura contro Haiti e sconfitta con il medesimo punteggio contro il Marocco prima del delicatissimo match decisivo contro il Brasile, non proprio una passeggiata di salute. Per il momento nella spedizione americana l’MPV dell’anno dello scudetto non ha lasciato tracce, ma il credito acquisito proprio tramite la fortunata militanza al Napoli sta bastando di per sé ad attirare sirene di mercato pericolose per chi, come appunto il club partenopeo, punta a blindare a vita il proprio giocatore più rappresentativo.
 

Napoli-McTominay, prove di rinnovo

 

Per ora McTominay è legato alla causa azzurra fino al 30 giugno 2028 con la speranza, praticamente una certezza, di rimpinguare il bottino che in 80 partite lo ha visto raccogliere 27 reti e 10 assist. Parlando di speranze, c’è poi quella del club partenopeo di allungare ulteriormente il sodalizio, almeno fino al 2030, e magari di farlo proprio nei giorni non lontanissimi dell’inizio ufficiale dei festeggiamenti per il centenario. In realtà, ben prima della possibile data x, da indicare nei primi di agosto se si vuole perseguire questa strada romantica, tra le parti sono avvenuti diversi colloqui più o meno esplorativi. La fumata è stata grigia, perché se è vero che l’interesse di tutti è di far proseguire questo legame quanto mai fortunato, è altrettanto chiaro che la distanza economica c’è, esiste, e va limata non poco. Oggi McTominay guadagna 3 milioni netti (5,6 milioni lordi), posizionandosi orientativamente ben lontano dal podio dei ‘Paperoni’ del Napoli. Comanda, infatti, con i suoi 6 milioni di stipendio all’anno, seguito dall’amico e connazionale e (5,5 milioni): a scendere, nella speciale classifica spuntano Rasmus Hojlund, che incamera 5 milioni all’anno, a che ne percepisce 3,5 milioni eo, a bilancio netto per 3,2 milioni. L’obiettivo del Napoli è issare lo stipendio di McTominay a 4,5 milioni, rendendolo il giocatore più pagato della rosa qualora Lukaku e De Bruyne dovessero essere al contempo ceduti nelle prossime settimane (scenario tutt’altro che impossibile). Ma, soprattutto, la speranza, quasi un’urgenza, è respingere gli assalti di top club di caratura mondiale come Real Madrid e Paris Saint-Germain, che nello scozzese vedono il rinforzo ideale per portare alla propria causa tutto ciò di cui il Napoli ha usufruito con grande profitto negli ultimi due anni: qualità, quantità, leadership in entrambe le fasi e tanti gol. Poi c’è proprio il Napoli, che non ha intenzione di mollare la presa su un giocatore quanto mai fondamentale ora che avverrà lo switch verso il nuovo progetto, che potrebbe a sua volta portare un modulo nuovo (mica tanto dalle parti di Fuorigrotta).

McTominay e le incognite per il futuro

 

Aspettando l’ufficialità di i come nuovo allenatore, come un po’ ormai da settimane ma stavolta davvero con la chiara prospettiva che il countdown sia quasi arrivato al capolinea, sono inevitabili i primi pensieri sul modulo che sarà utilizzato nel nuovo corso. L’ipotesi principale, ad oggi, conduce al ritorno al 4-3-3, lo schema che negli anni si è sposato forse meglio agli azzurri. Poi c’è, appunto, il passaggio a un altro tecnico dopo la fortunata gestione targatae. Due incognite che riguardano da vicino McTominay. Partendo dal modulo, in realtà lo scozzese dalla linea mediana in su più fare quasi tutto, ma il ruolo più consono resta quello di centrocampista puro, con la possibilità di abbassarsi o alzarsi all’occorrenza. Nel primo caso, il classe ’96 si depotenzia di gran parte delle sue qualità offensive, nel secondo invece, come dimostrato durante uno dei tanti ribaltoni tattici firmati appunto Conte, rischia di fare lo stesso, dovendo togliere cavalli al suo motore, che invece ha dimostrato di rendere meglio se sprigionato in tutta la sua potenza in spazi aperti. Dunque, verrebbe quasi da pensare che il ritorno al 4-3-3 non possa che fare del bene a McTominay, che da trequartista di sinistra non sempre aveva convinto, specialmente durante la grande crisi degli azzurro in pieno autunno. Poi c’è la questione allenatore, che notoriamente tocca la tattica ma anche e soprattutto il feeling che si instaura (o meno) anche tra persone. L’influsso positivo di Conte su McTominay è stato chiaro, palese e sotto gli occhi di tutti, una valorizzazione estrema che ha fatto il bene del Napoli, aumentando a dismisura a distanza i rimpianti del Manchester United, che a fine estate 2024 lo aveva lasciato andare per 30 milioni, pensando (erroneamente) all’epoca di aver realizzato l’affare economico. Invece Napoli si sarebbe rivelata un’isola felice per lo scozzese ma, parlando di ex United, anche per Hojlund, due perni della squadra di ieri di Conte e di quella di domani di Allegri. Se il danese è fresco di riscatto scattato con la matematica qualificazione alla Champions League, McTominay è da tempo saldamente in azzurro ma forse non quanto auspicata da un club che vorrebbe farne il ponte tra due progetti, magari altrettanto vincenti. Il piano c’è, le idee pure, così come la voglia reciproca di dirsi di sì almeno fino al 2030: manca, ad oggi, l’intesa economica, nel calcio non esattamente un dettaglio, ma in questo caso un ostacolo probabilmente più formale e momentaneo che definitivo. Per la gioia di tutte le parti in causa.

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