Bergamo, 26 novembre 2025 – È tornata l’Atalanta, quella vista nei nove anni di Gasperini, con gli stessi protagonisti dell’ultimo biennio, e ritrovata dopo la prima settimana vera di gestione Palladino. È tornata nel gioco, nei gol, nella mentalità cinica e cannibale, persino in quel punteggio così evocativo e addirittura ripetitivo, quasi ossessionante, come fosse un timbro da mettere nelle notti che contano: il 3-0.
Arrivato nella prima notte da ricordare per Raffaele Palladino, debuttante in Champions, in una serata in cui la sua Dea ha spazzato via la crisi, cogliendo un successo pesantissimo per ipotecare i playoff ed entrare nella corsa per i primi otto posti, con 10 punti e un bilancio di tre vinte, una pareggiata e una sola persa in cinque giornate.
Il risultato “fortunato”
Ancora un 3-0. Il 3-0 marchio di fabbrica delle notti europee atalatine: il 3-0 al debutto contro l’Everton nel settembre 2017, quando la corsa europea della Dea iniziava, poi il 3-0 nel ghiaccio nel dicembre 2019, in Ucraina, in casa dello Shakthar che regalò il primo passaggio di turno in Champions, quindi il 3-0 a Liverpool nell’aprile di un anno e mezzo fa nei quarti di finale di Europa League, il successivo 3-0 nella semifinale contro il Marsiglia e ovviamente il 3-0 per eccellenza, quella della finale di Dublino.
Peraltro lo scorso anno la Dea proprio in Germania vinse 3-0 in casa ancora dello Shakthar, a Gelsenkirchen, e piazzò un incompleto 2-0 sul campo dello Stoccarda in una notte in cui mancò solo la terza rete per la consueta cifra tonda delle grandi notti atalantine.
Premessa per spiegare la continuità, tattica e realizzativa, tra quelle imprese e quella di stasera a Francoforte, il primo 3-0 con Palladino, il primo squillo di tromba internazionale di un’Atalanta che ora può legittimamente sognare i primi otto posti e l’accesso diretto agli ottavi di finale, saltando la trappola dei playoff fatale un anno fa.
La bella copia
A Francoforte la Dea ha ritrovato gioco, carattere, convinzione nei suoi mezzi e Palladino, che alla vigilia ripeteva che “la squadra è forte e deve esserne convinta, siamo qui per vincere”, ha subito vinto la sua prima mano, con le carte giuste, quelle dei senatori dell’ultimo biennio.
Ripartendo dalle certezze tattiche costruite negli anni gasperiniani, da una squadra che di fatto nell’undici iniziale era quella delle ultime due stagioni concluse al quarto e terzo posto in campionato, con l’Europa League vinta a Dublino e pure una finale di Coppa Italia giocata. Quasi la stessa Atalanta, con Scamacca al posto di Retegui, che un anno fa di questi tempi volava al primo posto in classifica con 11 vinte consecutive e triturava gli avversari in Champions rifilando 11 gol in tre gare a domicilio allo Shakthar, allo Stoccarda e agli svizzeri dello Young Boys.
Quella Atalanta era una squadra forte e vincente, in quel trimestre persino imbattibile, questa di stasera, identica nei giocatori e nel modulo, a Francoforte si è dimostrata una squadra forte e vincente: la strada è tracciata, basta seguirla per dare continuità di risultati. A partire da domenica contro la Fiorentina, per cominciare a risalire la china in campionato.

