Roma, 30 giugno 2026 – Mannschaft e Arancia Meccanica in ginocchio. Avanti Paraguay e Marocco ai rigori. La caduta degli dei arriva in simultanea nel primo mondiale formato gigante con 48 squadre ai nastri di partenza. Una doppia sorpresa che forse non dispiacerà a Infantino e alla sua Fifa, sempre più affamata di nuove nazioni da portare alla ribalta e di terre vergini da colonizzare nel nome del pallone.
Se l’Italia resta a casa per demeriti propri e conclamata crisi di valori, un bel pezzo della vecchia Europa esce di scena nel mondiale dei tre Stati, Usa, Canada e Messico. Con Germania e Olanda si congeda una storica coppia del calcio, un universo di emozioni che rimanda ai nomi mitici di Beckenbauer e Cruijff, il Pelé bianco degli anni Settanta.

I tedeschi, quattro volte campioni del mondo, si riaffacciavano dopo dodici anni alla seconda fase dei mondiali. E sognavano di rinverdire il vecchio slogan : “Il calcio è quello sport che si gioca in undici e dove alla fine vince la Germania”. E invece la storia, il destino e il Paraguay hanno scritto un altro copione.
I tedeschi traditi dai nervi
I bianchi di Nagelsmann hanno speso rabbia e furore in campo, miscelando il talento di Musiala allo spessore podistico della squadra, hanno riagguantato il Paraguay in fuga e poi lo hanno pure superato con un gol di Tah. Ma una spinta di Anton al portiere Gill ha indotto il Var a cancellare il 2-1 nei tempi supplementari. E proprio l’estremo paraguayano è diventato l’eroe della partita con una raffica di parate d’autore, comprese quelle dei rigori decisivi. Qui le stelline tedesche si sono spente, consumate dalla paura degli undici metri e Gill, il portiere dei miracoli, ha potuto far festa con i compagni per una qualificazione storica. Dopo aver fallito due match ball dal dischetto il Paraguay ha firmato l’impresa con il debuttante Canale. E così esce di scena una Germania ad alto potenziale tecnico, tradita dai nervi e dall’incapacità di tradurre in gol l’infinito numero di occasioni prodotte. Ma quando la storia del pallone vuole scrivere un nuovo capitolo non guarda in faccia a nessuno.

La resa degli Orange
Lo conferma l’uscita di scena dell’Olanda che sognava di rinverdire il fasti dell’Arancia Meccanica di Cruyff finalista ai mondiali ’74 o il trionfo europeo dell’88 firmato dalla generazione di Gullit, Rijkaard e Van Basten. E invece gli Orange finiscono fuori ai rigori contro un Marocco bello e feroce, solido e determinato che domina la gara, si vede parare l’impossibile e finisce sotto per un gol di Gapko. Ma ha la forza per trovare il pareggio a tempo scaduto con Idda Diop e poi di uscire vincitore con merito dalla giostra dei rigori, costellata di errori e brividi. Per un’Olanda che cade e fa infuriare il suo tecnico-icona Koeman, incapace di riprodurre il calcio aggressivo della tradizione Orange, c’è una nuova stella che si accende. Il Marocco di oggi è capace di qualsiasi impresa. E se Allah lo ha traghettato agli ottavi del mondiale, l’obiettivo della semifinale, raggiunta nel 2022 in Qatar, non è più un sogno proibito. È il nuovo Eldorado di una crescita che continua.



