Elezioni Figc, le critiche di Gravina, Simonelli e Bedin

ROMA, 22 GIUGNO 2026 _ Aspettando l’elezione del nuovo presidente della Figc, le relazioni e gli interventi che precedono il voto hanno scaldato l’atmosfera all’hotel Rome Cavalieri-Waldorf Astoria. La relazione del presidente uscente Gabriele Gravina si è chiusa tra gli applausi di tutta l’assemblea: “La scelta delle dimissioni è stata convinta, meditata e, non di meno, molto sofferta. Una scelta di dignità personale e di responsabilità istituzionale. Sono sempre stato un orgoglioso combattente ed un fiero oppositore di chi ha cercato la strada dell’emotività popolare per forzare cambi di persone, evidentemente non allineate e poco gradite, senza un supporto di tangibili motivazioni rinvenibili nel nostro sistema _ ha detto Gravina _. Ho deciso di restituire il mandato perché il livello di personalizzazione aveva attinto sempre più da vicino il nostro sistema e ho sentito forte il dovere di impedire che la Federazione fosse trascinata in un vortice che l’avrebbe fortemente provata e divisa. Il mio passo indietro serve oggi a stimolare riflessioni, rivedere posizioni, rapporti e a rinforzare il nostro percorso di rigenerazione. Malagò e Abete sono due dirigenti di qualità e due amici, io non faccio differenza tra gli amici e i diversamente amici”, ha concluso, con ovvio riferimento alla espressione usata dal ministro Andrea Abodi nei confronti di Malagò. “Lascio la Federazione con la coscienza pulita di chi ha dato tutto, anche commettendo errori, ma senza mai tirarsi indietro. Prendetevi cura del calcio che è una parte fondamentale della nostra vita”.

Poi ha parlato Ezio Simonelli, presidente della Lega di serie A, rivendicando il ruolo di volano economico della serie A nei confronti di tutto il sistema, al qualche vengono ridistribuite risorse per 1,5 miliardi di euro, ringraziando Gravina per il suo operato e ammonendo chi in futuro abbia intenzione di prendersi il merito di eventuali successi: “Non li lasceremo salire sul carro dei vincitori”. Il presidente della Lega di B Paolo Bedin ha puntato anche sul ruolo etico e sull’immagine che il calcio ha all’esterno: “è un settore industriale strategico per questo paese che si deve confrontare con misure che non tengono conto della specificità dello sport, con mancanza di incentivi su vivai e impiantistica. Diamo al paese medaglie internazionali ma la politica non riesce mai ad inserirlo nella sua agenda strategica. Dobbiamo presentarci alla politica come sistema, coltivare relazioni meglio di come abbiamo fatto fino ad oggi”.