Pistoia, 2 luglio 2026 – “Mi sento più un insegnante che un allenatore, cerco di trasmettere ai ragazzi i valori che ho ricevuto dai miei genitori oltre naturalmente alla tecnica calcistica”. E’ tutto in questa frase Alberto Malusci, 54 anni, che ha festeggiato il suo compleanno, il 23 giugno scorso, diventando direttore tecnico del Club Sportivo Fiorentino, un nuovo passo in una ormai quasi ventennale e prestigiosa carriera di educatore al calcio e alla vita per generazioni di ragazzi. Oltre a dirigere l’attività delle tante squadre giovanili del Club Sportivo Malusci continuerà a mettersi a disposizione delle società dilettantische per insegnare la tecnica con la sua Academy Technical Soccer School Pro.

Gli inizi a Ramini
“Con i ragazzi ho iniziato a Ramini nel 2008 – ricorda Malusci – e ci sono stato per tre anni, allora non sapevo ancora molte cose poi ho studiato, ho preso il patentino, sono andato a vedere tante scuole calcio e ho avuto un grande maestro come Claudio Piccinetti e dietro a lui sono cresciuto e ho compiuto il percorso che mi ha portato dove sono oggi”. Rimpianti per una carriera di allenatore? “All’inizio in effetti mi sarebbe piaciuta una chiamata da allenatore per una squadra importante, ma con le scuole calcio ho avuto tantissime soddisfazioni e non c’è gratificazione più grande che vedere un bimbo crescere sotto l’aspetto educativo e calcistico. Perché per me è fondamentale che si formino innanzitutto dei giovani uomini prima ancora che dei calciatori”.
Le fonti di ispirazione dell’insegnante Malusci non sono dunque solo Batistuta e Baggio o gli altri campioni con cui ha diviso lo spogliatoio della Fiorentina, ma anche e soprattutto il babbo Antonio che faceva il falegname e la mamma Rosa.
“Il babbo era originario di Agliana e la mamma del Bottegone – ricorda Alberto – e fin da quando avevo pochi mesi ci trasferimmo a Quarrata, una città con cui mantengo ancora un legame molto forte”. Le radici familiari sono ancora alla base del lavoro sul campo di Malusci e quanto questo sia apprezzato lo dimostrano anche in questi giorni i 240 iscritti nell’arco delle cinque settimane dell’Alberto Malusci Camp che da 14 anni si tiene a Lizzano Belvedere.
I genitori da coinvolgere
“Anche i genitori dei ragazzi vanno coinvolti – dice Malusci – basta non farli diventare invadenti, se superano certi limiti vanno tenuti al loro posto, ma non sono d’accordo di escluderli, di chiudere i cancelli della scuola calcio come fa qualcuno”.
Vista la rilevanza del lavoro educativo di Malusci e vista la crisi del calcio italiano non ci starebbe bene una chiamata da parte del nuovo presidente federale Malagò ? “Grazie – risponde sorridendo con modestia Malusci – ma è vero che la soluzione va trovata nella formazione e nella valorizzazione dei giovani calciatori. Le ragioni della crisi e le cose da fare le sanno tutti nel mondo del calcio da tempo, che i giovani hanno bisogno di tempo, che bisogna dar loro la possibilità di sbagliare, che ci sono tanti stranieri e vanno tolte di mezzo le raccomandazioni. Del resto se non si va ai mondiali per la terza volta qualcosa che non va ci dev’essere”. Prima di salutare e tornare dai suoi ragazzi del camp di Lizzano Malusci ci tiene a ringraziare di cuore i Giovani Rossoneri con cui è stato per tre anni, ma che continuerà a seguire con la sua Academy. “Sono stati tre anni molto importanti – dice Malusci – e sono grato per la serietà e ho potuto lavorare secondo i miei principi, come continuerò a fare anche d’ora in avanti”.


