Zoff, una vita da film: “Mondiali tristi senza Italia Troppo veleno nel calcio”

Il 10 giugno su Rai 1 il documentario sul portiere campione del Mondo nel 1982: “Il film mi ha creato imbarazzo, forse sto invecchiando. Vorrei avere qui Gaetano Scirea per dirgli che mi è mancato. La Nazionale? Si sono perse le radici, ai miei tempi nessuno avrebbe accettato tre esclusioni di fila”

Roma, 8 giugno 2026 – “Debbo confessare subito che l’idea di un docufilm dedicato alla mia persona mi ha creato un grande imbarazzo. Voglio dire, io sono un tipo riservato, discreto, di poche parole. Deve essere vero che invecchiando si cambia…”.

Dino Zoff è un grande italiano. Il 10 giugno la Rai lo celebra con una pellicola (‘Volevo solo fare bene il mio lavoro’, questo il titolo) che nelle intenzioni doveva introdurre la partecipazione degli Azzurri ai Mondiali di calcio, che iniziano il giorno 11. Solo che…

“Solo che per la terza volta di seguito saremo spettatori sul divano – sospira il capitano della Nazionale che trionfò in Spagna nel 1982 –. È molto deprimente, forse sarebbe il caso di ragionare su quella che sta diventando una oscena abitudine”.

Dino Zoff con la maglia azzurra in una foto storica. Con Nazionale ha collezionato 12 presenza fra il 1968 e il 1983

Beh, siamo qui apposta.

“È evidente che non si può parlare più di un caso. 2018, 2022, 2026…”.

In effetti Agatha Christie diceva che un indizio è un indizio, due indizi sono due indizi ma tre indizi fanno una prova.

“Aveva ragione. La realtà dei fatti ci dice che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel nostro modo di intendere il calcio. Non solo a livello tecnico”.

Da dove dovremmo ripartire?

“Anzi tutto dalle famiglie”.

In che senso, Dino?

“C’è un veleno nella nostra società. Tuo figlio ragazzino viene tenuto in panchina dall’allenatore del vivaio? Se sei il papà te la prendi con lui, nell’allenatore. Esiste una ossessione che non aiuta la crescita dei giovanissimi che vogliono divertirsi e sognare con il pallone. Domina il desiderio di fare carriera, guadagnare tanto, eccetera. È sbagliato il modello culturale”.

Abbiamo perso la spontaneità del giocare assieme.

“Sì, sì. Io non voglio fare il nostalgico, ho più di ottant’anni e anzi viaggio per i novanta. Ma i fallimenti della Nazionale vengono dalla perdita delle radici, da un disorientamento che alla fine produce purtroppo indifferenza. Ai miei tempi chi avrebbe accettato tre esclusioni di seguito dal Mondiale?”

Nessuno, credo.

“Perché l’Italia era amata da tutti, stava nel cuore della gente. Era la cosa più importante, dai giocatori ai tifosi”.

Nel docufilm si percepisce, quando viene rievocata la favola di Bearzot.

“Io sono stato parte di quella avventura, che fu costruita dal ct anche sfidando la burrasca delle polemiche. E quando alla fine della partita con il Brasile, il famoso 3-2 con la tripletta di Paolo Rossi, ho baciato Enzo davanti alle telecamere non l’ho fatto per cercare pubblicità, era un gesto che testimoniava i sentimenti del nostro gruppo”.

Che era una fotografia perfetta della Italia di allora, il Mundial del 1982 segnò idealmente l’uscita dagli Anni di Piombo.

“Questo non spetta a me dirlo, ci mancherebbe. So che ci sono storici e sociologi che la nostra vittoria la raccontano così. Per noi erano partite di calcio, ma capisco l’interpretazione, il calcio va oltre la dimensione agonistica”.

Quando ripensa a quei giorni, chi tra i compagni le viene in mente subito?

“Scirea, vorrei riaverlo qui davanti per dirgli che mi è mancato tantissimo, dopo la finale con la Germania io e lui ci ritrovammo da soli in camera a fumare una sigaretta, in un silenzio che valeva più di ogni parola. E poi Pablito, il nostro signor Rossi”.

Zoff, li guarderà questi ennesimi mondiali senza Italia?

“Cercherò di non perdermi una partita, anche se con 48 squadre al via mi sa che sarà impossibile vedere tutto!”.

Favorita?

“Boh”.

Via Dino, così non vale.

“Ma sono serio! Ci sono almeno otto o nove nazionali che possono sognare di alzare la Coppa. Solo tra le europee, e’ difficile scegliere tra Spagna, Francia, Germania, Inghilterra, Portogallo e anche Belgio. Poi non si possono mai escludere dal pronostico l’Argentina di Messi e il Brasile. E il Marocco tra le africane”.

A proposito, come se la caverà Ancelotti sulla panchina della Selecao?

“Carlo per i verdeoro è un valore aggiunto. Lui è pragmatico, sa governare le emozioni”.

Dino, ma l’Italia si qualificherà per i Mondiali del 2030?

“Prossima domanda?”