Mancini, mea culpa e sogni. “Un’Italia bella vincente per farmi perdonare”

Milano, 29 luglio 2026 – Dopo le tempeste “che potrebbero essere perfette” (Giovanni Malagò dixit) torna il sereno in Casa Italia. “Magari non tutti i mali vengono per nuocere”, aggiunge il presidente della Figc con l’aria di chi sembra essersi tolto un peso di dosso dopo che il progetto di rilancio della calcio italiano ha subìto un brusco stop cancellando in un colpo solo Maldini, Leonardo e Pirlo. Si riparte con volti nuovi, scuse e sorrisi, aneddoti e buone intenzioni. Ecco Roberto Mancini (ct) e Claudio Ranieri (direttore tecnico), storie diverse di uomini e carriere che per motivi diversi già si erano intrecciate col percorso azzurro.

LE SCUSE DEL MANCIO

, tre anni dopo il tempestoso addio e la fuga in Arabia che ancora oggi qualcuno gli rinfaccia: “Volevo evitarvi un po’ di fatica, molti farebbero la stessa domanda e la anticipo – esordisce Mancini al cospetto dei cronisti –. Ho sbagliato, ed è come se da innamorato perdi la donna della tua vita. Vuol dire che hai fatto degli errori. Mi dispiace per quel che è successo ma adesso la sorte mi dà la possibilità di potermi rifare e cercherò di riportare la Nazionale dove merita”. Nessuna accusa, ma piena assunzione di responsabilità: “Ci fu una mancanza di comunicazione con il presidente Gravina, se ci fossimo parlati a quattr’occhi sarebbe cambiato tutto. Ora spero di giocare bene con l’Italia per farmi perdonare dai tifosi”.

FIDUCIA

Capitolo chiuso. Si volta pagina. Si torna su quella panchina già occupata per un lustro con “un Mondiale fallito per due calci di rigore sbagliati”, con il gradimento della politica (non quella del pallone) e soprattutto della squadra, come rivela Malagò stesso, che ha sempre avuto in mente solo il nome del Mancio. “Ho ricevuto un mesaggio da Donnarumma che mi ha detto: Pres, esattamente quello che io e la squadra volevamo. Grazie”.

Tocca a Mancini ripagare la fiducia, gli obiettivi sono chiari per un progetto che guarda molto avanti: “La prima volta rimasi cinque anni e stavo benissimo anche perché la Nazionale è stata imbattuta per 37 partite riuscendo a vincere un Europeo dopo 60 anni, cose che non succedono per caso. Ho un contratto di quattro anni, spero di vincere un trofeo importante o anche due e poi restare anche in futuro. Già dalla Nations League dobbiamo ricordare alle avversarie che siamo l’Italia e affrontarci non sarà facile. Spero solo che i nostri club facciano giocare tanti italiani, poi se vanno all’estero è un bene comunque. Però lo spirito sarà lo stesso, sempre offensivo (col 4-3-3, ndr). Vero, rispetto a tre anni fa mancano “colonne“ come Chiellini e Bonucci, ma ne troveremo altre. L’importante ora sarà avere giocatori tecnici”.

SPAZIO AL TALENTO

Esattamente quello che ha in testa l’abbronzatissimo Claudio Ranieri. “Siamo i maestri della tattica, ma bisogna tornare a sviluppare la tecnica individuale. Dobbiamo cercare di riportare i bambini a giocare col pallone cercando di abbassare i prezzi nelle scuole calcio perché ci sono famiglie che non possono permetterselo. Se sono qui è perché voglio che ragazzi come mio nipote di 12 anni possano vedere per la prima volta la Nazionale ai Mondiali. E desidero che tutti i tifosi tornino ad innamorarsi della maglia azzurra”. Gongola Malagò che gli sta accanto. E rivela un altro aneddoto: “Ho pensato a Claudio solo lunedì sera anche se qualcuno riteneva che io avessi un disegno in testa. Invece fissavo un muro e mi sono detto: che faccio? L’ho chiamato, lui ha qualità e stile, gli ho chiesto: “Come vedi Mancini come ct?“. Mi ha risposto: “Benissimo“”. Ma Ranieri stesso, dopo aver precisato di non essersi mai pentito di aver rinunciato alla panchina della Nazionale un anno fa (“Non potevo interrompere il contratto con la Roma”) ha pure precisato: “Se Roberto sentirà la necessità di confrontarsi con me sarò franco e leale. Altrimenti non mi preoccupo”.

IL GELO CON LA LEGA DI A

Adesso però, sistemate (quasi) tutte le pedine al posto giusto, bisognerà ricucire lo strappo con la Lega Calcio per completare la restaurazione intelligente. “Una brutta situazione, troppe parole e troppi slogan ma nessuna reale condivisione coi club”, ammette uno dei tanti presidenti di A. Il malumore è diffuso. Quasi tutti spingevano per un altro candidato, ovvero Antonio Conte, e ancora non accettano il fatto di essere stati esclusi dalla scelta del ct, pur essendo del presidente federale la prerogativa di decidere (agli altri sono consentiti solo pareri). E poi la serie A reclama quel senso di riconoscenza, ben sapendo di essere stata fondamentale per la nomina di Malagò. Quella fiducia che ora scricchiola per una questione di principio, come si è percepito dalle parole espresse in Consiglio federale dal presidente Ezio Simonelli. Un intervento da remoto con evidente disappunto. “Presidente e società avevano ragionato insieme su Pirlo – la replica martedì a caldo di Malagò – il rapido cambiamento su Mancini è stato dettato dagli eventi degli ultimi giorni”. Ieri il presidente è apparso più sereno e ha ribadito che ci sarà “totale complicità con i club nel coinvolgimento dei progetti, e la Federazione lo farà con persuasione”. Anche perché la serie A deve giocare per la Nazionale e dopo la delusione non può esserci il dissenso. Bisogna guardare avanti con senso di responsabilità prima che la crepa si trasformi in una voragine. Le premesse non sono incoraggianti: soltanto due allenamenti prima di Belgio, Turchia (2 volte) e Francia in 10 giorni. Senza dimenticare la questione stage. “I problemi su questo li hanno tutti i ct – spiega Mancini –. Io portai 50 ragazzi che in quel momento non giocavano. Molti di quei calciatori chiamati a suo tempo, si trovano ora nelle Under”. Uno sforzo dei club per aiutare il ct e Ranieri diventa fondamentale. È in gioco il futuro della Nazionale.