Napoli, 31 luglio 2026 – Il (presunto) rientro leggermente in anticipo alla base per unirsi ai festeggiamenti del centenario, tra l’altro insieme a e, un altro che ne avrà di cose lasciate in sospeso da chiarire con i piani alti del quartier generale di Castel Volturno e forse anche con il resto della squadra, sembrava una mano tesa al Napoli per provare a venirsi incontro in vista di un possibile addio anticipato o magari addirittura per darsi un’altra possibilità insieme: invece, a quanto pare, trau e il pianeta azzurro il sereno non vuole proprio saperne di fare capolino.
Lukaku-Napoli, le origini della frattura
Nonostante l’ottimismo paventato nelle ultime settimane a dispetto di una tempesta cominciata nella seconda metà di marzo, Big Rom conferma quanto visto già ai tempi delle sue avventure a Inter e Chelsea: inizi al fulmicotone nel segno di gol a raffica e grande feeling con le piazze prima di un declino inesorabile dei rapporti e di qualche ‘mal di pancia’ di troppo, abbinato agli immancabili problemi fisici. Tutti i problemi di Lukaku al Napoli, restando in tema di compleanni e anniversari, stanno per spegnere la prima candelina: era il 14 agosto, quando il belga, nel corso dell’amichevole contro l’Olympiacos, l’ultima dell’estate, si infortunò gravemente nell’atto di calciare verso la porta, rimediando una lesione di alto grado al muscolo retto femorale della coscia sinistra che non sarebbe stata trattata chirurgicamente, creando così con questa scelta già un primo elemento di rottura con il Napoli, che per accelerare i tempi del recupero avrebbe invece auspicato un percorso terapeutico diverso, come avrebbe poi fatto mesi dopo De Bruyne, il ‘gemello diverso’ alle prese con un guaio fisico analogo.
Fatto sta che il calvario di Lukaku, formalmente, si chiude con la convocazione per la Supercoppa Italiana: alla spedizione trionfale di Riad il classe ’93 partecipa solo da spettatore non pagante, riuscendo comunque a unirsi alla festa dopo la finale vinta contro il Bologna. Un tripudio che sembra il presagio di un lieto fine, con il ritorno in campo che – complice la precedente esclusione dalle liste Serie A e Uefa – sarebbe avvenuto solo il 25 gennaio in occasione della roboante sconfitta contro la Juventus, seguita da un rientro vero e proprio ben più felice, quello del 28 febbraio con il gol siglato all’ultimo respiro contro il Verona, buono ad avviare una striscia di vittorie di fila che all’epoca fece sognare al Napoli la possibile rimonta scudetto ai danni dell’Inter. Le cose non sarebbero andate in questo modo, così come i rapporti tra Lukaku e gli azzurri sarebbero andati via via peggiorando fino allo strappo di metà marzo. All’epoca in teoria il Napoli era ancora in scia della capolista, ma nei pensieri di Big Rom c’era già il Mondiale, forse l’ultimo della sua carriera, da vivere al top della forma fisica: una condizione da ritrovare restando ad Anversa, in patria, nonostante i ripetuti richiami di verso opposto del quartier generale di Castel Volturno. Anche Antonio Conte, storicamente vicino al belga ben prima della comune avventura all’ombra del Vesuvio, resta molto deluso da un autentico voltafaccia al punto che il successivo addio alla panchina azzurra e il seguente approdo in panchina di i sembrano una manna dal cielo per il partito di coloro che ipotizzavano – o speravano – un lieto fine.

È (ancora) rottura: le ragioni
Invece, a quanto pare, lo strappo tra Lukaku e il Napoli con il passare del tempo si sta anche dilatando. I 3 gol segnati al Mondiale sembravano aver rilanciato le quotazioni di Big Rom magari come possibile attaccante di scorta degli azzurri alle spalle dell’ormai titolare inamovibile Rasmus Hojlund, ma proprio questo ruolo è stato fortemente ripudiato dal diretto interessato, uscito rinfrancato dalla spedizione con la propria Nazionale. Insomma, dalla sua prospettiva Lukaku è ancora pienamente affidabile come prima punta titolare, in azzurro o altrove. Il contratto in scadenza il 30 giugno 2027 sembra propugnare la prima tesi, ma tutto il resto conduce invece altrove. Il problema è che anche per percorrere la via della separazione, più o meno consensuale, tra le parti serve quell’armonia che ormai manca da mesi. Un grosso nodo della vicenda, in ogni senso, lo gioca lo stipendio monstre del belga, 11 milioni lordi di cui s vorrebbe sbarazzarsi nell’estate della ‘spending review’ dopo le spese pazze delle precedenti sessioni di mercato. Limitare all’osso gli acquisti, voce al momento ancora ferma a zero, e al contempo non chiudere totalmente la porta a qualche cessione più o meno remunerativa, e non riuscire invece a sistemare la vicenda Lukaku, in un senso o nell’altro, sarebbe una bella beffa per il patron proprio nell’anno del centenario. I recenti accadimenti allontanano l’ipotesi di un prolungamento di contratto volto a spalmare il maxi ingaggio: la condizione imposta da Big Rom sarebbe una centralità nel progetto che il Napoli non potrebbe garantirgli, avendo investito in totale – contando quindi anche il recente riscatto scattato dopo la qualificazione in Champions League – 50 milioni per Hojlund. Ritorna quindi in auge l’ipotesi di una cessione, che comunque il Napoli non contemplerebbe per almeno una cifra compresa tra i 10 e i 12 milioni: impossibile rientrare dei 45 milioni sborsati, tra parte fissa e bonus, nell’estate 2024, considerando poi anche il 30% dell’eventuale cessione da girare al Chelsea. Mai come ora, dopo l’ennesima tempesta all’orizzonte, per il Napoli sarebbe importante limitare i danni, ‘liberandosi’ di un giocatore diventato ingombrante più fuori che sul rettangolo verde di gioco: niente di nuovo, in fondo, quando si parla di Lukaku, l’uomo dalle seconde stagioni piuttosto complicate.
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