Napoli, 27 novembre 2025 – Parlare di vera e propria dipendenza probabilmente sarebbe eccessivo, perché una squadra reduce da due scudetti vinti in tre anni ha una struttura solida che la regge dalle fondamenta, ma di certo se sta bene Scott McTominay anche il Napoli ne beneficia, e viceversa, per un legame che appare forte nella buona e nella cattiva sorte.
I numeri della stagione di McTominay
Lo scozzese, anche per indole e per origini, è un trascinatore vero, un leader tecnico e carismatico nelle squadre di club ma anche in e, come ha insegnato anche la cronaca recente: manco a dirlo, nella vittoria al cardiopalma ottenuta contro la Danimarca e valsa a riportare i britannici nella fase finale di un Mondiale dopo 28 anni ci ha messo lo zampino anche McTominay con un gol in acrobazia da stropicciarsi gli occhi, la specialità della casa come sa bene anche il Napoli. Indimenticabile, infatti, la rete scudetto contro il Cagliari: un’acrobazia, quella dello scorso maggio, che ben aveva fotografato l’annata magica degli azzurri ma dello stesso classe ’96 nella sua stagione di grazia. In questi casi, il timore un po’ generale è che, girato il calendario virtuale del calcio, tutto si azzeri e i valori del giocatore in questione possano assestarsi su standard inferiori.
In realtà, sta proprio qui la differenza tra un giocatore normale, magari incappato nell’annata fortunata, e uno di livello superiore, che pure in una stagione (finora) non impeccabile riesce a mantenere alta la propria asticella, facendo il bene della propria squadra. Passando dal generale al particolare e proprio a McTominay, il ruolino di marcia finora, in azzurro, parla di 5 gol e 2 assist raccolti in 16 presenze stagionali tra Serie A e e: per qualcuno un bottino forse inferiore a quello preventivato, ma per altri, considerando le turbolenze vissute dal Napoli in questi primi mesi della stagione, il suo McTominay lo ha fatto.
Nonostante tutto. Già, perché sul pianeta azzurro il detto ‘squadra che vince non si cambia’ non è valso quest’estate grazie all’arrivo in pompa magna di e, per la cui valorizzazione e ha plasmato un 4-1-4-1, pronto a diventare 4-2-3-1 in fase di non possesso, piuttosto inedito. Con la casella centrale della trequarti diventata di proprietà del belga, McTominay è stato spostato a sinistra e i feedback raccolti non sono stati tutti positivi. Certo, pronti, via e lo scozzese è andato al gol al debutto del campionato in casa del Sassuolo (insieme proprio a De Bruyne, a segno su punizione), ma poi qualcosa si è inceppato.
Il ruolo della Scozia nella rinascita di McTominay
Per una volta, ed è quasi una notizia di questi tempi, le soste per lasciare spazio alle Nazionali hanno aiutato il Napoli e lo stesso McTominay, che in quella di ottobre si era sbloccato in zona gol dopo quasi 2 mesi di digiuno e che nell’ultima, come già sottolineato, ha aperto le danze nel match che ha riportato la sua Scozia ai Mondiali. Ridurre la rinascita di McTominay ai soli gol segnati o propiziati rischia però di non rendere pienamente merito a un giocatore che in campo sa fare e fa tutto. Ciò di cui aveva più bisogno il Napoli anemico in zona gol delle ultime settimane era oggettivamente tornare a fare male alle difese avversarie, praticamente l’unico modo in cui nel calcio si possono vincere partite: non proprio un dettaglio. In effetti, lo stesso McTominay, nonostante l’effetto balsamico dell’avventura con la sua Scozia a ottobre, era scivolato in quel momento di torpore offensivo che, unito a una spiccata fragilità dietro, era costato al Napoli il primo momento di difficoltà, forse addirittura di crisi, della stagione.
Tra i sintomi principali del ‘malanno’ degli azzurri, a parte i risultati a singhiozzo (mica poco), c’era stato proprio il rendimento di McTominay, il trascinatore che non trascinava più i compagni, apparendo a tratti anzi anche addirittura indolente agli errori altrui. Forse proprio in questo si può parlare di dipendenza tra il Napoli e il suo miglior giocatore dell’anno del quarto scudetto: una sorta di meteoropatia reciproca che alla fine ha fatto il male di entrambi, prima che tornasse il sole, almeno metaforicamente alle soglie dell’inverno. E, con il bel tempo (calendario alla mano, sempre metaforico), è tornata anche la proverbiala aura che accompagna McTominay e chi come lui è un giocatore all’apice della carriera e del rendimento e con il vento in poppa: a testimoniarlo sono le reti siglate al g, rispettivamente un tap-in di testa su un tocco scellerato di Behlul Mustafazade che aveva chiamato Mateusz Kochalski al miracolo e un’autorete, stavolta vera e propria, di Marko Jankovic su una conclusione proprio dello scozzese che ancora prima, contro l’Atalanta, aveva servito a David Neres l’assist per il momentaneo 2-0.
Insomma, per una volta McTominay non avrà segnato con le sue spettacolari rovesciate ormai proverbiali nel Napoli e con la Scozia, ma il ‘gol e mezzo’ siglato al Qarabag, al quale sommare il passaggio vincente messo a referto contro l’a, hanno contribuito a riavviare la macchina di Conte, che dal canto suo, dopo l’infortunio di De Bruyne, ha rimesso al centro del villaggio proprio l’ex Manchester United. Probabilmente, per uscire indenni dalla trappola Roma, l’attuale capolista solitaria della Serie A, nonché miglior difesa del torneo, servirà qualcosa di più di quanto mostrato dagli azzurri nelle ultime due partite, quelle che hanno sancito la fine della crisi: un risultato positivo all’Olimpico, ancora di più una vittoria, farebbe scorrere davvero i titoli di coda sul momento di difficoltà che ha frenato il Napoli nelle ultime settimane, con lo stesso McTominay avvolto da una brutta coltre. Prima del recente risveglio.
