Aspira per sua stessa ammissione ad essere un Berlusconi 2.0, aspetta di vedere il primo mattone del nuovo San Siro e soprattutto punta a far crescere i ricavi del Milan (di cui è azionista di riferimento) quale ritorno dell’investimento. Ma Gerry Cardinale, fondatore di RedBird e numero uno del club di via Rossi, ad oggi è probabilmente il più assente dei proprietari della storia rossonera. Del manager americano si sono perse le tracce da oltre un anno: l’ultima volta che ha assistito a una partita del Diavolo è stato il 5 novembre del 2024 al Santiago Bernabeu per la sfida al Real Madrid, mentre dalle parti di Milanello non si vede dal 26 agosto di un anno fa. A meno di clamorosi blitz (non annunciati) “last minute“, Cardinale non sarà in tribuna neppure domenica per il derby ma ormai la sua “non presenza“ fa meno rumore. La strategia ormai è chiara: ogni cosa passa dalle mani dell’ad Giorgio Furlani con Zlatan Ibrahimovic (socio di Redbird e consulente personale di Cardinale) che da qualche mese ha fatto un passo indietro. Mantenendo un basso profilo, molto silenzioso.
Le dichiarazioni di Cardinale sono sempre più rare (e a distanza), in Italia mai c’è stata una vera conferenza stampa con la possibilità di porre domande, anche più scomode. Del resto tutti ben conoscono la situazione complessa: al momento del passaggio di proprietà (nell’agosto del 2022) RedBird si è fatto prestare i soldi dal venditore (il fondo Elliott) per completare l’acquisizione da 1,2 miliardi ed è tuttora esposto per 489 milioni come quota capitale, dopo aver rimborsato 170 milioni e prolungato la scadenza al luglio 2028. E’ evidente che in questa situazione la proprietà rossonera non possa non subire l’occhio vigile del “prestatore“ che, a garanzia dell’esposizione, vanta il pegno sulle azioni del Milan.
“Prendere il Milan probabilmente è la cosa più difficile che io abbia mai fatto – ha svelato poche settimane fa Cardinale nel podcast americano The Varsity -. È una sfida perché l’ecosistema in cui opero è molto resistente al cambiamento. Ma questa è anche la tesi d’investimento. In tre anni di proprietà del Milan, siamo stati positivi in termini di flusso di cassa per la prima volta in 17 anni. E non tengo quei soldi per me, li reinvesto nella squadra. Abbiamo speso più di qualsiasi altra squadra di Serie A, nell’ultimo mercato estivo. Stiamo costruendo un nuovo stadio. Non per intascare denaro, ma per trasformare il profilo finanziario del Milan e portarlo al livello delle squadre di Premier League”. Ben vengano marketing e brand (molto meno l’idea di portare in Australia il match contro il Como di febbraio, solo per motivi di business) ma la tradizione e i successi sportivi sono ciò che più interessano ai tifosi. E non sarà mai troppo tardi vedere Cardinale adeguarsi ai sogni e alla “passione“ di chi ha veramente il Milan nel cuore.
