Roma, 4 dicembre 2025 – La Nazionale torna a Bergamo nel momento più delicato del suo cammino verso il Mondiale 2026. La semifinale dei playoff contro l’Irlanda del Nord si giocherà al Gewiss Stadium di Bergamo il 26 marzo alle 20:45, scelta che non è casuale: proprio qui, lo scorso 5 settembre, Gennaro Gattuso ha esordito da commissario tecnico, inaugurando la sua gestione con un convincente 5-0 all’Estonia. Un debutto che ha lasciato buone sensazioni e che adesso gli Azzurri sperano possa portare fortuna in una notte che vale una stagione. Il legame con Bergamo è profondo anche nella storia della Nazionale. In quattro precedenti gli Azzurri non hanno mai perso: oltre al successo sull’Estonia, spicca un 1-0 contro Malta nel 1987 e due pareggi per 1-1 contro Turchia (2006) e Olanda (2020). Un piccolo talismano, insomma, in un ciclo in cui l’Italia deve ritrovare certezze e affidabilità, soprattutto nelle gare da dentro o fuori.
Una sfida che profuma di storia (e di incubi)
L’ostacolo sarà l’Irlanda del Nord, nazionale che, per motivi diversi e in epoche diverse, incrocia da sempre i destini dell’Italia. Gli azzurri l’hanno affrontata undici volte, con una sola sconfitta. Una, sì, ma dal peso gigantesco: quel 2-1 a Belfast che nel 1958 ci estromise dal Mondiale, segnando la prima mancata qualificazione della nostra storia (al netto del 1930, a invito). Un’eliminazione nata tra rinvii, nebbia, fango e polemiche, e che diede origine alla storica discussione sugli oriundi. Gli incroci dolorosi non finiscono lì. Molto più vicino nel tempo è il pari di Belfast del 2021: sarebbe servita una vittoria per qualificarsi direttamente al Mondiale 2022 e restare davanti alla Svizzera nella differenza reti. Finì 0-0, la Svizzera vinse agilmente contro la Bulgaria, e da lì iniziò quel percorso che si concluse con l’eliminazione per mano della Macedonia. Altro giro, altro playoff, altro shock. Ecco perché la semifinale di Bergamo ha anche un sottotesto psicologico: l’Italia deve provare a rompere una volta per tutte un filo di sfortune e ricordi amari.
L’identikit dell’Irlanda del Nord
Guardare al passato serve, ma è il presente che conta. E la squadra di Michael O’Neill — tornato in panchina dopo il ciclo 2011-2020 culminato con lo storico ottavo di finale a Euro 2016 — è un gruppo più solido e ostico di quanto dica la carta d’identità. Si è piazzata terza nel girone con Germania, Slovacchia e Lussemburgo, ed è arrivata ai playoff grazie al primo posto nella Lega C di Nations League. La rosa alterna giovani di prospettiva, elementi di Premier e Championship, e profili da categorie inferiori. Basti pensare che il portiere titolare, Peacock-Farrell, gioca nella Serie C inglese. Eppure è un blocco che corre e difende con ordine, marchio di fabbrica del calcio nordirlandese.
Il talento più brillante è Conor Bradley, 30 milioni di valore e ruolo “ibrido”: col Liverpool è terzino, con l’Irlanda del Nord diventa quasi un trequartista aggiunto per dare qualità. Attorno a lui O’Neill cuce una squadra di energia e transizioni. Occhio anche al giovanissimo Jamie Donley, classe 2005, rifinitore cresciuto nel Tottenham. In difesa il più esperto è Paddy McNair, uno dei pochi con esperienza internazionale, che ha partecipato all’Europeo 2016. In attacco manca un centravanti di peso, ma non mancano corsa, fisicità e compattezza. In trasferta, però, il rendimento è disastroso: escludendo partite contro Lussemburgo e San Marino, non vincono un match ufficiale fuori casa dal 2021. E la semifinale è secca e in Italia. Sono dettagli che contano.
Uno sguardo al possibile dopo
La formula è spietata: una gara per accedere alla finale playoff, poi un’eventuale ultima sfida in trasferta, contro la vincente di Galles–Bosnia. Non il quadro migliore, ma nemmeno il peggiore. La semifinale contro l’Irlanda del Nord, per qualità, storia recente e momento della squadra, è un accoppiamento positivo: ma guai a sottovalutarlo. Gattuso torna nel luogo del suo esordio e lo fa con una Nazionale che ha bisogno di certezze, anche emotive. Bergamo, per storia e tradizione azzurra, può essere la scelta giusta. L’Italia arriva da due edizioni consecutive senza Mondiale: fallire ancora non è contemplato. Per scacciare fantasmi vecchi e nuovi, la strada passa da Bergamo, da una città che non ha mai tradito l’azzurro — e che ora spera di spingerlo verso il passo decisivo.
