Milano, 17 luglio 2026 – E’ morto a Verona Osvaldo Bagnoli, allenatore del miracolo dello scudetto vinto con l’Hellas nel 1985. Nato a Milano il 3 luglio 1935, il tecnico aveva 91 anni. Il decesso è avvenuto all’ospedale Borgo Roma della città scaligera. Oltre al Verona, Bagnoli ha allenato altre squadre di Serie A come l’inter e il Genoa.
Bganoli come detto lascia in eredità una delle pagine più belle e irripetibili della storia del calcio italiano. Il suo nome resterà per sempre legato allo scudetto conquistato dall’Hellas Verona nella stagione 1984-85, un’impresa che ancora oggi rappresenta un simbolo del calcio.

La carriera da calciatore
Nato nel quartiere Bovisa, Bagnoli ha intrapreso la carriera da giocatore: schierato inizialmente come ala destra ha giocato per la maggior parte della carriera come mezzala o mediano. Dalle giovanili dell’Ausonia passò subito al Milan nel 1955. Con i rossoneri passò due stagioni e conquistò uno scudetto e una Coppa Latina. Poi i successivi tre anni li disputò a Verona, proprio nella squadra dove avrebbe fatto la storia nel ruolo di allenatore. Infine le esperienze con Udinese, Catanzaro, Spal, per poi chiudere la carriera al Verbania.
La gavetta e poi la gloria: il percorso da tecnico
Dal 1973 intraprese una lunga gavetta in panchina. Solbiatese, Como, Rimini, Fano e Cesena furono le tappe di un percorso costruito lontano dai riflettori, fino all’approdo a Verona nel 1981. Qui diede vita al capolavoro della sua carriera.
Il Verona di Bagnoli non era soltanto una squadra vincente: era una formazione moderna, organizzata, capace di alternare pressing, ripartenze e qualità tecnica. Sapeva valorizzare ogni calciatore e trasformare un gruppo di giocatori spesso sottovalutati in una macchina perfetta. Con campioni come Preben Elkjaer Larsen, Antonio Di Gennaro, Roberto Tricella e Giuseppe Galderisi riuscì a vincere il campionato più difficile, l’unico ancora oggi nella storia del Verona.
Schivo e riservato
Schivo, riservato e lontanissimo dalla figura dell’allenatore-personaggio, Bagnoli preferiva il lavoro quotidiano alle dichiarazioni ad effetto. Parlava poco, osservava molto e costruiva rapporti profondi con i propri giocatori, che lo hanno sempre ricordato come un tecnico capace di trasmettere fiducia e responsabilità.
Dopo il ciclo veronese guidò il Genoa, portandolo fino a una storica qualificazione europea, e successivamente l’Inter, dal 1992 al 1994, senza riuscire però a ripetere le imprese costruite in Veneto e in Liguria. Nel 2017 entrò nella Hall of Fame del calcio italiano e l’anno successivo fu nominato presidente onorario dell’Hellas Verona.
Il dolore del Verona
“Con infinita tristezza e commozione, Hellas Verona FC piange la scomparsa del proprio Presidente Onorario, Osvaldo Bagnoli, ora e per sempre Leggenda inimitabile non solo del nostro Club, ma di tutto il calcio italiano”. Lo si legge nella nota di cordoglio dell’Hellas.
“Impossibile racchiudere in poche righe cosa ha rappresentato e rappresenta per l’Hellas Verona Osvaldo Bagnoli. Osvaldo ha conservato in ogni sua parola e in ogni suo gesto un’umiltà che hanno ispirato rispetto e ammirazione da ogni persona e tifoso incontrato sul proprio cammino. Col suo carattere semplice e l’intelligenza acutissima, il suo broncio dolce e concentrato che, in quel dodici maggio 1985, si aprì nel sorriso più bello e vero che la nostra città abbia mai visto. Sei il più Grande di tutti. E ci manchi già, Osvaldo“,

