“Dobbiamo continuare a puntare anche sul settore giovanile per avere più italiani in futuro”. Lo ripete spesso Mirwan Suwarso, numero uno del Como. Parole che potrebbero sembrare di circostanza, ma che indicano con chiarezza la via tracciata dal club lariano, la squadra meno italiana della Serie A. Per ora.
Nella scorsa stagione figuravano in rosa solo due calciatori nostrani: il quarto portiere Mauro Vigorito, mai sceso in campo, e il difensore Edoardo Goldaniga, impiegato per appena 14 minuti. Un primato nella Serie A che ha confermato l’anima internazionale e aperta alle idee estere della società biancoblù e di Cesc Fàbregas, le stesse che hanno costituito le fondamenta del calcio spettacolare alla base della storica qualificazione in Champions League. Allo stesso tempo, però, un indicatore della scarsità del talento azzurro a disposizione e la dura presa di coscienza del fatto che sulle sponde del lago lo spazio per i calciatori italiani è limitato.
Nella prossima stagione le cose sono destinate parzialmente a cambiare. Con la partecipazione alla massima competizione europea, infatti, arriva anche l’obbligo di rispettare i rigidi paletti fissati dalla Uuefa nella compilazione delle liste, che impongono la presenza di almeno quattro giocatori cresciuti nei settori giovanili italiani e altrettanti nel vivaio del club. Per questa ragione, il ds Ludi ha cominciato a muoversi sul mercato, acquistando Mattia Liberali dal Catanzaro, e ha rafforzato la collaborazione con Osian Roberts, Responsabile dello Sviluppo della società, l’artefice del recente successo del vivaio biancoblù, il cui fiore all’occhiello è la Primavera. Guidata la scorsa stagione da Daniele Buzzegoli, la formazione Under 19 lariana ha trionfato nel girone A della Primavera 2, conquistando la promozione nel massimo campionato di categoria. E l’ha fatto seguendo la ricetta opposta a quella adottata in prima squadra, con un gruppo basato su una spina dorsale fortemente azzurra, e solo in minoranza puntellata da eccellenze straniere.
Dei 30 calciatori utilizzati in stagione, infatti, ben 19 di essi provengono dal Belpaese: dalle colonne Mazzara e Bulgheroni ai sotto età Pisati e Sgarbi. Discorso differente per capitan Andrealli, che a livello giovanile ha scelto il Perù, ma sogna da grande di rappresentare l’Italia. Il gruppo si trova di fronte alle nuove sfide imposte dal salto in Primavera 1 e dalla qualificazione in Youth League, ma è determinato a non tradire i principi che ne hanno guidato il percorso. L’arrivo in panchina di Gianluca Falsini, nonché dei tanti ragazzi italiani acquistati per l’Academy, non fa che confermare la volontà di colorare di tinte ancora più azzurre il nuovo ciclo della squadra. La strada appare segnata. Mentre in prima squadra si ricercano i migliori prospetti del panorama internazionale, il vivaio porta avanti una missione differente: piantare e coltivare il seme del talento italiano, nella speranza che un domani Fàbregas possa raccoglierne i frutti.
Roberto Scicolone


