Brasile e Inghilterra: il pal lone entra in chiesa, ma non a scuola

Ci vorrebbe la penna di Giovannino Guareschi, per raccontare al meglio l’ultima sfida tra Chiesa e Stato sul campo da calcio, Peppone e Don Camillo ai mondiali del terzo millennio. Perché in Brasile fermano le messe, per il mondiale di Ancelotti, in Inghilterra invece non spostano le lezioni scolastiche. Tutto vero, eh: la notizia del giorno è che in Brasile molte chiese evangeliche hanno deciso di cancellare o almeno modificare gli orari delle funzioni della domenica, per permettere ai fedeli di seguire la…fede (senza essere blasfemi, sia chiaro) sportiva. E quindi la partita delle 22 italiane, che nel vasto Brasile a seconda della zona sono tra le 15 e le 18, rischiava di cadere in concomitanza con alcune funzioni religiose. Non che la decisione sia stata facile, anzi: agevolata dalla presenza dei social, la decisione ha creato un dibattito anche acceso tra comunità religiose e pastori, con ovvie posizioni contrapposte anche all’interno della stessa confessione. Come riporta il quotidiano Folha de São Paulo, una delle istituzioni religiose che ha annullato il culto serale è la chiesa Vitória em Cristo, legata al pastore Silas Malafaia, mentre la Renascer em Cristo ha scelto di spostare le celebrazioni dopo il fischio finale della partita. Qualcuno ha scelto la via di mezzo: maxischermo all’interno dei locali e a seguire la messa.

Come è ovvio, non tutti i fedeli e neanche i loro leader hanno gradito la scelta di mettere la funzione in secondo piano rispetto al calcio, che mai come questa volta può dire di essere una religione. Sul web sono intervenuti personaggi di ogni tipo, compresi sacerdoti e teologi sui social.

Lo Stato aveva risposto con fermezza invece alla richiesta del ct dell’Inghilterra, il tedesco Tuchel, dopo il passaggio del turno nei sedicesimi, con l’appuntamento contro il Messico previsto all’una di notte: “Inventate una scusa per non andare a scuola e lasciate che guardino la partita _ aveva detto Tuchel, rivolto ai bambini _. Ci sono tante cose da fare a scuola, ma i Mondiali si tengono ogni quattro anni. Ci sarà una partita importantissima e abbiamo bisogno del sostegno di tutti, soprattutto dei bambini”.

Con una fermezza degna di miglior causa ma comunque condivisibile, il governo ha risposto al ct per bocca del premier britannico, Keir Starmer, che si è dissociato dal ct: “Vogliamo che tutti si godano la partita, ma lunedì i bambini devono essere a scuola“. Anche la ministra dell’Istruzione, Jacqui Smith, seguirà la partita, ma poi si recherà al lavoro: “Farà un pisolino nel pomeriggio e poi sarà al lavoro il giorno dopo. Il primo ministro affronta lo stesso dilemma di tutti: decidere se restare sveglio per guardare la partita”, ha detto un portavoce. La segretaria di Stato per l’Istruzione, Bridget Phillipson, ha aggiunto: “È una partita a tarda ora, ma i bambini possono essere a scuola il giorno dopo. Credo che possano farlo, ma spetta ai genitori decidere come gestire la cosa, e ovviamente dipende dall’età dei bambini e da come si sentono. Si tratta di decisioni familiari individuali“.