Napoli, il nuovo piano per il mercato: tetto di spesa e tempi più dilatati

Napoli, 14 giugno 2026 – Una in pieno stile Aurelio De Laurentiis, e poi il silenzio, complice anche il netto ritardo nell’annuncio ufficiale dello sbarco di i a causa dei vuoti di potere in casa Milan e del contenzioso in piedi per il divorzio: la prima parte dell’estate del Napoli sta trascorrendo nel segno di una calma tanto piatta quanto apparente, perché sotto la cenere cova il fuoco del nuovo progetto in cantiere. Le prime valutazioni, come da consuetudine in questa fase dell’anno, stanno riguardando il materiale umano già a disposizione nella rosa, tra effettivi che hanno concluso la stagione appena andata in archivio e coloro che invece rientreranno, con alterni feedback, dai vari prestiti. Poi però sarà la volta di approfondire il capitolo delle entrate e, per farlo, serve innanzitutto fissare un budget, che verosimilmente sarà ben diverso da quello della fortunata era targata Antonio Conte.
 

L’era Conte: il saldo tra uscite ed entrate

 

Rispetto alle precedente gestione cambierà la somma pronta a essere stanziata da De Laurentiis, che per accontentare l’ormai ex allenatore ha sborsato in un biennio circa 330 milioni per i cartellini (che diventano 360 milioni contando anche giocatori in prestito senza obbligo di acquisizione come s e Giovane, il cui maggior esborso era legato ai bonus), senza contare gli stipendi piuttosto alti per giocatori quasi tutti fatti e finiti, come si suol dire. Non solo: per accontentare in tutto e per tutto Conte, sia al momento della firma, datata giugno 2024, che a maggior ragione nell’estate post scudetto, la scorsa, De Laurentiis oltre a non badare a spese non ha neanche atteso le fasi notoriamente più propizie del mercato per provare a risparmiare qualcosa, vale a dire la seconda metà di agosto. Conte voleva la squadra pronta quasi nella sua totalità fin dal ritiro di Dimaro, scegliendo i profili su cui tuffarsi ma, in molti casi, andando anche diretto sui nomi da non derogare, e ciò ha innescato un meccanismo poco virtuoso che ha visto il Napoli spesso l’anello debole nelle trattative. Le controparti, infatti, erano consapevoli delle urgenze degli azzurri e delle predilezioni per determinati obiettivi, e questo ha contribuito a pagare quasi tutti i giocatori ben più del loro valore. Leggi di mercato, neanche solo appannaggio del calcio, che per una volta hanno beffato chi come De Laurentiis di norma su questi temi, sul risparmio e sulla massima resa quasi con il minimo sforzo, manda a lezioni molti suoi colleghi. Non a caso, anche durante l’onerosa era Conte il Napoli ha trovato il modo di controllare le uscite, immettendo comunque denaro fresco nelle proprie casse. Sempre nella precedente gestione, gli introiti dalla vendita dei calciatori si sono attestati intorno ai 250 milioni, con un saldo negativo di circa 110 milioni. Il dato delle cessioni è fortemente influenzato dai 150 milioni (75 milioni a testa) incassati tramite i soli Khvicha Kvaratskhelia e Victor Osimhen, gli eroi del terzo scudetto a firma di Luciano Spalletti: un trionfo che, appunto, nasceva dallo sviluppi di giocatori giovani e all’epoca semisconosciuti, mentre l’ultimo in ordine cronologico ha affondato le sue radici in una rosa dai nomi più noti, blasonati e, soprattutto, costosi. Una pagina che il Napoli è pronto a girare, confidando nelle illuminazioni di un Giovanni Manna con sempre più poteri.

Priorità Gila. Gattuso permettendo

 

Il budget che sarà messo a disposizione del direttore sportivo degli azzurri si aggirerà tra i 70 e gli 80 milioni, da centellinare e gestire al meglio a prescindere da quelle che potrebbero essere le uscite. In questa fase primordiale del mercato, non ancora ufficialmente iniziato, il Napoli sta effettuando delle valutazioni interne: una sorta di inventario che, soppesando naturalmente anche i gusti di Allegri, sembra volto a stabilire quanto realmente potrebbe essere raggranellato dalle cessioni dei giocatori. Al momento, i maggiori indiziati a partire sembrano André-Frank Zambo Anguissa e u, valutati rispettivamente 20 e 10 milioni. La somma porterebbe a 30 milioni, ironia del destino proprio la cifra che la Lazio chiede per a l’obiettivo numero uno della prima fase del mercato con il quale esisterebbe già una bozza di accordo sulla base di un quinquennale. Il problema è proprio la resistenza della Lazio a dispetto del contratto dello spagnolo in scadenza tra poco più di un anno e senza prospettive di rinnovo. Il jolly che potrebbe sparigliare le carte in tavola si chiama Gennaro Gattuso, nuovo allenatore dei biancocelesti, nonché ex tecnico degli azzurri, che vorrebbe far partire il suo ciclo da uno dei difensori più solidi (ma anche meno reclamizzati) del campionato, senza badare troppo a quelle che sono le questioni formali. L’allenatore che ha portato nella bacheca del Napoli l’ultima Coppa Italia (correva la stagione 2019-2020, battendo la Juventus in finale in piena pandemia) proverà così a fare uno sgarbo al suo passato, oltre che un piacere a se stesso. Dall’altro lato ci sono proprio gli azzurri, che cercheranno di mettere le mani su quello che è ad oggi il principale, e forse unico, obiettivo di mercato, capace di accontentare in un colpo solo il vecchio e il nuovo corso, ma appunto senza strafare, né per quanto riguarda la spesa né per il timing. È questo il nuovo diktat sul mercato di De Laurentiis pienamente abbracciato sia da Manna, l’uomo incaricato a curarlo in prima persona, che da Allegri, che potrebbe entrare in punta di piedi nella nuova realtà. E non solo per quell’ufficialità che tarda ad arrivare per questioni molto lontane al mondo Napoli che peròo nel quartier generale di Castel Volturno lo stanno causando.

e