Juve, con Comolli separazione scritta: da Vlahovic a Spalletti, ecco i problemi

Torino, 14 giugno 2026 – L’avventura di Damien Comolli alla Juventus si è conclusa dopo un solo anno. Altro progetto abortito e altra rivoluzione in casa bianconera. Una separazione probabilmente già scritta e maturata nel corso delle ultime settimane, figlia di divergenze profonde sulla gestione tecnica e strategica del club. Dietro l’addio del dirigente francese emergono tre aspetti principali che hanno progressivamente incrinato il rapporto con la proprietà: il rinnovo di Dusan Vlahovic, le operazioni di mercato legate agli attaccanti Jonathan David e Louis Openda e, infine, i difficili rapporti con Luciano Spalletti.
 

I nodi di Comolli: l’Ad ha pagato la strategia sportiva

Il primo nodo ha coinvolto il futuro di Vlahovic. Comolli era convinto che la Juventus dovesse trovare una soluzione definitiva alla situazione del centravanti serbo, il cui contratto e il relativo ingaggio rappresentavano da tempo una questione centrale per i conti del club. Il dirigente aveva spinto per arrivare a un rinnovo, ma che consentisse una rimodulazione dello stipendio, rimanendo su una posizione ferma e che non ha dato particolari margini di manovra. La strategia non ha trovato piena condivisione all’interno della società e le difficoltà nei colloqui con l’entourage del giocatore hanno contribuito ad alimentare tensioni sempre più evidenti. Vlahovic ha sempre avuto alcuni parametri economici in testa e la Juve non ha derogato, situazione che ora potrebbe ripresentarsi anche con Giovanni Carnevali.

Poi, il mercato. Comolli aveva individuato in Jonathan David e Louis Openda due profili ideali per rilanciare il reparto offensivo bianconero, ma non è andata bene. Il manager francese riteneva necessario investire in maniera significativa per assicurarsi i due giocatori, considerati fondamentali per aumentare il potenziale realizzativo della squadra, ma lo sforzo fatto per Openda, con un riscatto obbligatorio da 40 milioni di euro, ha appesantito il bilancio senza dare nulla a livello sportivo. La Juventus si è trovata a valutare attentamente costi, commissioni e sostenibilità finanziaria, una situazione che ha coinvolto anche David, arrivato sì a parametro zero ma con costi di ingaggio e commissioni rilevanti. I due investimenti, di fatto, non hanno fruttato. A complicare ulteriormente il quadro si sono aggiunti i rapporti non positivi con Luciano Spalletti. Differenze sostanziali tra i due, approcci diversi nella gestione e nelle valutazioni tecniche, fin dall’arrivo dell’allenatore. Spalletti, infatti, aveva chiesto immediatamente una punta di stazza che non è mai arrivata. In un momento in cui la Juventus si era ritrovata a definire la propria identità per il futuro, dopo il fallimento della coppia Giuntoli-Motta, la mancanza di unità d’intenti tra le figure chiave del progetto è diventata un problema sempre più evidente. La proprietà, per volere di John Elkann, ha quindi scelto di voltare pagina, privilegiando una struttura decisionale più compatta e allineata sugli obiettivi da raggiungere, portando alle dimissioni di Comolli nel Cda dell’altro giorno. Ora parte la nuova era Giovanni Carnevali, imperniata da un rapporto solidissimo con Spalletti, e con la volontà di restituire una matrice italiana alla squadra.