Un tifoso molto speciale. Castro abbraccia Andrea

dall’inviato

Gianmarco Marchini

VALLES (Bolzano)

Ha appena finito di firmare una processione di magliette. Le gambe stanche dall’allenamento, il sole altissimo su Valles. Ma Santi Castro sa che ad aspettarlo, in un angolo più defilato del campo, c’è un tifoso speciale: e allora lo raggiunge. “Tu sei la mia forza”. E’ Santi che lo dice a lui. Lui è Andrea Gualandi, ha quarantasei anni e da quando ne aveva diciannove la sua vita è drammaticamente cambiata: il destino gli è entrato a gamba tesa. L’auto che finisce dentro un fosso, lo schianto, interminabili giorni di coma, da cui il ragazzo di Ozzano si risveglia disabile al cento percento. “Il Bologna è la sua ragione di vita”, spiega Lucia Ramosi, la zia che ha trasmesso ad Andrea la passione per il rossoblù. “Sono abbonata da quarant’anni, sono entrata in curva da ragazzina e non sono più uscita da lì – racconta la signora –. Mi porto dietro mio nipote da quand’era piccolo: il suo primo ritiro è stato a Sestola, con Maifredi e il mitico Villa”.

Andrea e Lucia sono una presenza sicura sulla collinetta di Valles: lui si muove con l’aiuto del deambulatore e la forza dell’amore per questa squadra. “Per me il Bologna è una seconda casa: quando sono al Dall’Ara mi sento come in famiglia”, spiega il tifosissimo che da vent’anni ormai ha un posto fisso in tribuna. “Non mi perdo mai una partita: l’anno scorso ne ho saltata giusto una, ma solo perché era davvero troppo freddo”. La zia conferma: “Sì, noi non manchiamo mai: a volte siamo venuti allo stadio anche con la febbre”.

Gli occhi di Andrea s’accendono quando gli chiediamo del suo Bologna. Gli ricordiamo la Coppa Italia vinta: “Un’emozione grandissima, è stato uno dei giorni più belli della mia vita”. Lucia fa “sì” con la testa, vorrebbe aggiungere qualcosa, ma la voce si inceppa: “Mi viene da piangere ancora se penso alla notte di Roma: sa, io c’ero”.

Presente come sempre con il ’Bologna Club Andrea Costa’ di cui fa parte da una vita. Chissà, invece, se Riccardo Orsolini farà ancora parte di questo nuovo Bologna: “Ho il timore che Orso vada via”, dice Andrea. Ma, in fondo, è sereno, perché questi primi giorni di Tedesco lo hanno convinto: “La prima impressione è molto positiva”. Poi se restassero Rowe e Castro sarebbe perfetto: “Abbiamo tanti giocatori forti. I miei preferiti sono De Silvestri, Bernardeschi e Santi, appunto”. Ma il suo giocatore del cuore è e resta soltanto uno, da sempre: Klas Ingesson, il campione rossoblù di fine anni ’90, scomparso nel 2014 dopo una lunga battaglia: “Mi ci rivedo in lui, perché in campo e nella vita ha sempre affrontato le difficoltà”. Ha ragione Castro: da quelli come Andrea c’è solo da imparare.