“Il ricordo più bello che conservo della mia prima esperienza in Italia è il gol realizzato contro l’Inter. Segnare nel derby non si può dimenticare”. Ma Dinho è il tipo che guarda soprattutto avanti: “Ho accettato di ripartire dal Ravenna perché mi hanno convinto l’amicizia e la passione del presidente Cipriani”. Tutto vero. Adesso anche gli ultimi scettici dovranno ricredersi.
Ronaldinho giocherà col Ravenna. In serie C. Non c’è trucco, non c’è inganno. L’asso brasiliano, apparso in buona forma, è stato presentato ieri sera, assieme alla squadra. Certo, l’operazione è più commerciale che tecnica, ma Dinho giocherà comunque, almeno un match di campionato coi romagnoli. E, già questo, ha dell’incredibile, perché l’ex Campione del Mondo (2002) ed ex Pallone d’oro (2005), l’ultima partita ‘vera’, l’ha disputata 11 anni fa con la Fluminense. Se poi aggiungiamo che Ronaldinho ha anche un obiettivo concreto (segnare l’ultimo gol della propria carriera da calciatore), si va ben oltre la poesia. Emblematica poi la risata a 32 denti quando la domanda è caduta sul suo stato di forma, ma poi è tornato un po’ più serio: “Giocherò una partita? Dipenderà tutto dal presidente e dall’allenatore”.
In serata quindi, l’annunciato bagno di folla, in 6mila a Marina di Ravenna, diventata per un paio d’ore la Copacabana dell’Adriatico. Tutto il sogno è stato reso possibile da un intreccio di situazioni e di condizioni che, fatalmente, e anche un po’ romanticamente, hanno riportato indietro l’orologio del tempo alla Prima Repubblica, quando Ravenna era davvero un centro nevralgico dell’economia nazionale (in particolare della chimica) e dello sport, grazie al Gruppo Ferruzzi. Erano gli anni 80 e, dalla Monaldina – la storica residenza di Raul Gardini dove ieri pomeriggio Ronaldinho ha incontrato i media – nascevano le idee di uno straordinario visionario, genero di Serafino Ferruzzi.
Ignazio Cipriani, trentottenne nipote di Raul, ma anche di Giuseppe, fondatore dell’Harry’s Bar di Venezia, è l’erede di un impero sul quale non tramonta mai il sole. Il ‘timbro’ sull’operazione-Ronaldinho ce l’ha messo Ariedo Braida, 79 anni, storico direttore sportivo del Milan di Berlusconi e oggi vice presidente onorario del Ravenna. Rilevato il Ravenna in serie D, l’obiettivo di Cipriani e dei suoi soci, è quello di portarlo nella massima serie. Solo il tempo darà la dimensione e la ‘posizione’ di questo step, visto che il nipote di Raul Gardini – abituato a vincere negli anni 90 con la vela (il Moro di Venezia) e col volley – ha parlato di serie A (mai vista a Ravenna) e di Champions League. Al momento, il Ravenna, dopo il 3° posto dello scorso anno e l’eliminazione ai quarti di finale dei playoff, giocherà il suo 2° campionato consecutivo di serie C.
Lo farà con l’entusiasmo e la carica data da una operazione d’immagine che in un nanosecondo ha fatto il giro del globo, ma anche col fardello di grandi aspettative riposte in una squadra chiamata a vincere nel nome di Dinho: “Sono qui – ha aggiunto – per fare bene e per aiutare i miei nuovi compagni di squadra”. Scontato, ma va comunque precisato, è il fatto che Ronaldinho – pur essendo a tutti gli effetti un tesserato del Ravenna Fc – non resterà in città e non si allenerà con la squadra. Top secret è ancora il match scelto per entrare nella storia, che sarà comunque casalingo. Nel frattempo, allo stadio Benelli, che fra un mese compirà 60 anni, si lavora alacremente per ricostruire la gradinata e riportare la capienza a 6.500 spettatori.



