Luciano Moggi, vent’anni fa la Juventus finiva in B dopo lo tsunami Calciopoli. Poi lei venne radiato. Qual è la prima cosa che le viene in mente?
“Parliamo di tempi in cui eravamo noi al comando e la Juventus faceva paura a tutti, ma perché era forte. Gli inquirenti dicevano che tutto fosse cominciato con la partita di Perugia nel 2000. Poi Melli rivelò di aver proposto il pareggio ma Montero disse di no, perché a noi serviva vincere. Iniziò tutto così, ma sia chiaro che in Calciopoli non c’è traccia di reati da parte della Juventus. Mai abbiamo chiesto di vincere una gara, gli altri sì”.
Tutti prevenuti verso di voi?
“Tanto. Il mio avvocato disse: l’indagato è meglio sceglierlo che cercarlo. Loro lo scelsero”.
Di quei giorni terribili c’è una immagine che non dimentica?
“Mia mamma aveva sognato i carabinieri e si era svegliata di soprassalto. Mi disse che erano venuti a prendermi. Uno choc enorme per la mia famiglia”.
Oggi lei ha 88 anni. Si è mai sentito abbandonato da parte degli amici dopo l’inchiesta?
“No, forse li ho pure trovati gli amici. E mi hanno fatto diventare più bravo di quel che ero”.
Ci parli delle verità non dette su Calciopoli…
“Sono quelle nascoste da chi doveva indagare. Per essere chiari, quando fu squalificato Ibrahimovic per tre giornate nel 2005, avrebbe dovuto saltare Milan-Juventus. Facemmo ricorso per la terza gara, il Milan sapeva già tutto. Meani (addetto agli arbitri dei rossoneri, ndr) chiamò il designatore Bergamo che gli rispose: “Tranquillo, troveranno la porta chiusa“. E così fu. Altra verità non detta: il 30 aprile 2005 prima di Fiorentina-Milan l’arbitro De Santis ricevette la telefonata di Meani che gli disse di non ammonire Nesta, perché i rossoneri erano in lotta con noi per lo scudetto. E infatti non ci furono cartellini “gialli“. Imposi il silenzio stampa ai miei e l’arbitro chiamò Meani dicendo: “Solo io potevo far stare in silenzio stampa la Juve“. Quando ci furono queste telefonate dov’erano gli intercettatori? Invece io mi lamentai con Bergamo per una partita persa a Palermo su rigore e si cominciò a parlare delle “griglie“ di Moggi”.
C’è stato un mandante che ha innescato Calciopoli?
“Non ero molto simpatico alla Roma e Baldini era molto amico dell’investigatore, Auricchio. Quella inchiesta faceva comodo ai rivali per far fuori la Juventus che era la più forte di tutti, ma pure a parte della Juventus che voleva abbattere la Triade”.
Se non fosse andato a Palazzo Grazioli chiamato da Silvio Berlusconi che la voleva al Milan sarebbe stato diverso?
“Vera la chiamata del presidente Berlusconi. Ma è stata la scomparsa degli Agnelli a ribaltare tutto. Volevano cambiare la Juventus. Come presidente arrivò Cobolli Gigli che di mestiere faceva altro. E ci fu chi fece ritirare il ricorso quando la Juve fu condannata alla retrocessione”.
Chiuse davvero nello stanzino di Reggio l’arbitro Paparesta?
“Sarebbero da rinchiudere quelli che lo hanno detto, Narducci e compagni. Fu solo gossip”.
Regalerebbe ancora le schede svizzere agli arbitri?
“Vede, quando cercai di prendere Stankovic l’Inter me lo soffiò, ed ebbi la sensazione che qualcuno mi seguisse. Volevo difendermi con queste schede, non avevo bisogno delle sim per vincere. E con gli arbitri e i designatori parlavano tutti”.
Da Moggiopoli alla Marotta League, vincenti senza pace.
“Basta che uno emerga e gli buttano fango addosso. Quando mi dissero “number one“ capii che stavano per fregarmi. Adesso è uguale: Marotta è una persona seria, lui e Ausilio sanno lavorare. E in Italia se uno sa fare qualcosa ha problemi. Come l’inchiesta sugli arbitri, altro gossip che è stato ridimensionato”.
Il Milan ha perso la sua identità. Cosa direbbe a Cardinale e al suo amico Ibrahimovic?
“Da quando Maldini è stato mandato via la situazione è precipitata. Mi spiace che uno degli artefici di questa situazione sia Ibra, ma il vero responsabile è il presidente Cardinale perché consente a Zlatan di fare di tutta l’erba un fascio. Non si possono cacciare tutti i rami dirigenziali di una società…”.
Juve, ennesima rifondazione.
“Fatta una cosa con criterio, dove è subentrato il concetto della competenza e Carnevali l’ha dimostrato al Sassuolo. Lì però era abituato a non retrocedere, la Juventus deve vincere”.
Malagò cosa può cambiare?
“I veri problemi sono emersi negli ultimi vent’anni, perché abbiamo avuto dirigenti interessati più a curare i propri interessi che quelli dell’Italia. Perciò il nostro calcio che dal 2000 in poi era il piu bello è diventato piu brutto, anche per colpa del numero eccessivo di stranieri”.
Conte o Mancini: chi sceglie?
“Non ho dubbi, Conte. Ma se dicesse di no metterei Baldini. Con l’Under 21 ha già dimostrato che i nostri giovani non sono secondi a nessuno”.
Cosa le è mancato in 20 anni?
“Non sono stato fermo. In Albania mi chiamarono per dare una mano ad un club di Tirana senza successi da anni: sono andato lì e abbiamo vinto il campionato. Poi i consigli me li chiedono in tanti, ma non voglio mischiarmi con questo calcio. Però si devono vergognare quelli che lo hanno messo in ginocchio. Nel 2006 vincemmo il Mondiale con sei giocatori della Juventus. Da allora si è spento tutto”.


